SuperEnalotto, jackpot da sogno: “è più probabile un asteroide”

Non è questione di SuperEnalotto ma di un processo psicologico. Il quale, a fronte di possibilità infinitesimali di vittoria, spinge il gioco a livelli record.

 

Meglio non chiedere troppo alla fortuna. Specie quando si tratta di giochi e lotterie varie. Costruirsela forse, ma sfidarla a ripetizione non sarebbe proprio la soluzione ideale. E per un motivo semplicissimo.

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La questione, naturalmente, è legata alle probabilità di vittoria. Praticamente infinitesimali rispetto a quelle di perdere i propri soldi. Per questo il gioco compulsivo, oltre che una potenziale patologia, diventa anche un atto di autolesionismo verso le proprie finanze. Del resto, la sfida alle probabilità ha da sempre affascinato l’uomo. E alcune realizzazioni, forse, non sarebbero state possibili se qualcuno non avesse insistito nel tentare esperimenti, opere ingegneristiche o teorizzazioni basate su studi e misurazioni apparentemente impossibili. Ma in questi casi il tutto era finalizzato a un risultato concreto. Nella scommessa, l’unico interesse sarebbe personale. E, per questo, anche gli effetti negativi andrebbero a ripercuotersi unicamente su chi gioca.

Una circostanza, quest’ultima, ben più probabile delle vittorie. Anzi, come spiegato dal matematico del Cnr Roberto Natalini, la possibilità che un asteroide colpisca la Terra è ben più plausibile rispetto all’azzeccare un 6 al SuperEnalotto. Il fatto che qualcuno (molto di rado) ci riesca, però, è sufficiente ai giocatori abituali (e non) per mantenere inalterata anche la più flebile speranza. Quel tanto che basta per insistere con scommesse, puntate e Gratta e Vinci vari. Figurarsi se il jackpot dovesse aver raggiunto dimensioni spropositate come quello attuale: un 6 al SuperEnalotto, infatti, varrebbe qualcosa come 250.400.000 euro. Al netto delle trattenute, abbastanza per sistemare una dinastia secolare.

SuperEnalotto, altro che jackpot: perché è una sfida ai mulini a vento

Il fascino del tesoro ha sempre animato le ambizioni dell’uomo. Ma se, poeticamente, la ricerca è quasi più importante del ritrovamento, in caso di SuperEnalotto quel che conta è il risultato. Il quale, secondo il matematico Natalini, è praticamente una chimera: ogni giocatore ha infatti appena una possibilità su 622.614.630 di vincere il maxi-premio. Ossia, praticamente nessuna. Eppure, altro paradosso, anche una prospettiva simile non scoraggia i giocatori più incalliti. Per quanto la rarità di una vincita sia quasi incalcolabile e alcune teorie, come quelle sui numeri ritardatari, siano praticamente ulteriori specchietti per le allodole, le giocate restano su numeri altrettanto da record. Lo scorso anno, complessivamente, gli italiani hanno speso 1,5 miliardi in puntate al SuperEnalotto, il 36% in più dell’anno precedente. Persino i disoccupati non ci rinunciano, magari sperando nel colpo della svolta.

Eppure, mai come in questi casi, bisogna avere la consapevolezza che la vittoria è meno di un miraggio. Tuttavia, in queste fasi subentrano dei processi di tipo psicologico che, di fatto, stimolano la mente umana a un lavoro di fantasia (o di fantasticheria) su ciò che potrà essere fatto tramite quei soldi. Il che, in pratica, è sufficiente per provare lo stesso, a prescindere dalle proprie finanze. In pratica, tanto per citare un classico Disney, meglio fare un giro nella Caverna delle meraviglie senza poter toccare nulla piuttosto che non vederla nemmeno. Senza contare che, nel caso in cui a vincere il premio multimilionario sia una persona normale, riuscire a mantenere la rotta sarebbe altrettanto difficile. Poi, per carità, meglio lasciarsi il beneficio del dubbio o, addirittura, ritrovarsi in quella situazione. Tenendo ben presente, però, che le probabilità che questo accada sono abbondantemente inferiori allo zero virgola.

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