Lavoro, incognita dopo Ferragosto: trovarlo sarà più difficile

Il decreto Trasparenza, al netto delle intenzioni, rischia di produrre un intasamento nelle procedure. Col pericolo di rendere difficile il trovare lavoro.

 

Che non fosse un momento facile per il lavoro lo si era capito da tempo. Tuttavia, secondo alcune previsioni, il prossimo futuro non riserverà grosse sorprese. Perlomeno non in positivo.

Lavoro 13 agosto
Foto © AdobeStock

Anzi, all’orizzonte (decisamente vicino, visto che si parla del 13 agosto) si staglia un nuovo problema. Il quale potrebbe rendere l’assunzione di personale da parte delle aziende ancora più difficoltosa. Ma la brutta notizia non sarebbe solo questa: il quadro nefasto complessivo, infatti, riguarda anche le famiglie presso le quali lavorano badanti e collaboratori domestici. Non equiparabili ad aziende chiaramente, ma sufficientemente vicine a quel concetto da restare invischiate nella ragnatela dei guai. Una prospettiva non certo rosea per un Paese ancora pienamente alle prese con il dramma dell’inflazione e nell’ottica di un prossimo futuro tutt’altro che incoraggiante, nonostante l’altalena delle proiezioni sul Prodotto interno lordo.

La questione più impellente è legata proprio al mondo del lavoro. Un provvedimento in arrivo, che mira alla semplificazione nell’assunzione di nuovo personale, rischierebbe di generare l’effetto opposto. Il decreto Trasparenza, infatti, potrebbe in realtà portare sul tavolo delle aziende una serie di nodi burocratici che, anziché favorire le pratiche di assunzione, andrebbe a complicare il procedimento più di quanto già non lo sia. Le organizzazioni di settore hanno già inoltrato richieste di rinvio e di revisione, ponendo il rischio concreto di intasare un sistema già complesso e, di rimando, le nuove assunzioni promesse.

Lavoro, il rischio boomerang del decreto Trasparenza: cosa potrebbe accadere

Se l’obiettivo dev’essere la semplificazione del mondo del lavoro, il processo non può passare attraverso l’aggiunta di nuovi ingranaggi che andrebbero a complicare il tutto. Sembra essere questo il messaggio delle associazioni di categoria, che temono soprattutto l’ingolfamento dei Caf e degli uffici per le risorse umane, con conseguente rallentamento nel piano assunzioni. Il problema sarebbe da ricercare nel provvedimento stesso, che in realtà si rifà direttamente alle normative messe in campo dall’Unione europea in materia di lavoro. L’obiettivo, teoricamente, sarebbe la tutela dei dipendenti attraverso l’obbligo, per tutti i datori di lavoro, di fornire informazioni esaustive sulle condizioni dell’assunzione e della mansione. Fin qui tutto bene, considerando che la normativa andrebbe a eliminare tutte le situazioni di squilibrio fra azienda e lavoratore.

La richiesta di proroga

A partire dal 13 agosto, il nuovo decreto imporrà ai datori di lavoro una sterzata in termini di trasparenza. Tuttavia, considerando l’ampiezza della platea (tutti i lavoratori dipendenti con contratti indeterminati o determinati, part-time inclusi, del pubblico e del privato, ma anche collaboratori e lavoratori occasionali), il rischio di intasare i sistemi di ricezione degli uffici preposti sarebbe elevato. Anche in virtù delle tempistiche: i datori di lavoro avranno 60 giorni per consegnare tutte le informazioni richieste. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha per questo richiesto un periodo transitorio al Ministero del Lavoro, sospendendo perlomeno le multe in caso di mancato adempimento tempestivo. Il tutto considerando anche il periodo di ferie estive, che limiterebbe di molto l’attività dei caf.

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A ogni modo, non si tratta di informazioni trascendentali. In nome della trasparenza, il datore dovrà fornire dati precisi sull’identità delle parti, su luogo di lavoro, sede, inquadramento. E ancora, data di inizio ed eventuale fine dei rapporti, tipologia, mansioni, retribuzione, diritti e durata di eventuali periodi di prova. In sostanza, tutto ciò che si richiede a un contratto di lavoro, senza scappatoie.