Il pellet non attira più: un grave problema si sta affacciando nel panorama italiano

I costi del pellet stanno aumentando e gli italiani non sono più certi che il legno sia la soluzione ai loro problemi.

Dopo la guerra in Ucraina i prezzi del pellet sono raddoppiati e il mercato italiano entra in crisi.

pellet costi
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Dal 24 febbraio 2022 il panorama mondiale è cambiato e in pochi mesi pessime notizie sono piombate sulle teste dei cittadini come macigni impossibili da distruggere. Oltre alla pericolosità di un conflitto vicino a casa nostra, ad incidere sullo stato d’animo degli italiani sono intervenuti vari fattori. I prezzi sono aumentati sempre più, le uscite superano le entrate, l’inflazione ha raggiunto un tasso dell’8,9%, la Russia ha cominciato a minacciare l’interruzione della fornitura del gas e le previsioni per il prossimo autunno parlano di rincari di luce e gas del 100% rispetto al trimestre precedente. Per non restare al freddo e per non pagare bollette esorbitanti, già in primavera è cominciata la corsa all’acquisto delle stufe a pellet. Ma l’aumento spropositato della domanda ha cominciato a far scarseggiare l’offerta e a far salire i costi dei bastoncini di legno. Ora la situazione è diventata difficile da gestire.

Il quadro generale della situazione attuale

In un anno il costo del pellet è raddoppiato. Un sacco da 15 chili che solo 12 mesi fa costava 5 euro circa oggi ne costa 10. Causa del rincaro la bassa offerta sul mercato rispetto alla domanda. Questi piccoli cilindri derivanti dagli scarti del legno e realizzati per compressione stanno diventando introvabili. Dopo la super truffa individuata dalle autorità, poi, bisogna prestare molta attenzione alla qualità dei prodotti che si trovano sul mercato.

La comunità scientifica dibatte da tempo dell’incidenza del pellet sulla qualità dell’aria. Le emissioni di gas serra, in effetti, potrebbero essere rilevanti per l’ambiente ma il tema è caldo e certezze non ve ne sono. Ad oggi, i cilindri sono usati per alimentare le stufe in casa e le caldaie industriali. La percentuale di utilizzo da parte dei cittadini è aumentata provocando l’aumento della domanda. La stima dell’ISTAT parla di un 15% di italiani che utilizza biomasse per il riscaldamento, un 68% usa metano, l’8,5% l’energia elettrica, il 5,6% il GPL e, infine, il 2,6% il gasolio. Il problema è che l’Italia ha solo una ventina di aziende che producono pellet per una quantità non sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. La soluzione è l’importazione ma, al momento, il mercato non la consente.

Pellet, nel mercato la confusione regna sovrana

La guerra tra Russia e Ucraina sta avendo un grande impatto sulla fornitura del gas ma non incide in maniera diretta sull’esportazione del pellet. Secondo l’AIEL, infatti, il taglio dell’approvvigionamento dei cilindri in Italia si attesta sul 10%, una percentuale non elevata. Ciò che incidono sul mercato sono gli effetti indiretti del conflitto. Il blocco delle esportazione di legname dalla Russia a causa delle sanzioni imposte a Putin ha determinato un rallentamento della produzione dei cilindri in Francia e Germania.

Non arrivando legno a sufficienza, infatti, le aziende producono meno scarti da cui ricavare il pellet. Di conseguenza, per soddisfare la domanda interna le nazioni citate più la Bosnia Erzegovina, la Serbia e l’Ungheria hanno dovuto diminuire le esportazioni. Un secondo effetto che ha determinato l’aumento dei costi riguarda il maggior utilizzo di biomasse nei Paesi del Nord Europa. Dovendo rinunciare al gas, molte aziende hanno riversato l’attenzione proprio sulle biomasse creando un ulteriore aumento della domanda.

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