Aumento pensione minima: “1.000 euro al mese per tutti”

Con la caduta del governo Draghi e le imminenti elezioni d’autunno, i pensionati attendono una riforma ad hoc, con un aumento pensione minima.

La speranza è che il nuovo esecutivo eletto dal popolo italiano possa intervenire il prima è possibile con una riforma pensionistica che vada a sostituire la legge Fornero. Urge un rinnovamento, che possa introdurre un aumento pensione minima, dando la possibilità, ai percettori della misura economica, di ottenere un’entrata mensile adeguata.

un aumento pensione minima.
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Da anni si denuncia l’inadeguatezza delle pensioni per alcune categorie di cittadini. L’aumento dei costi dei generi di prima necessità, il caro benzina, il caro energia e l’inflazione hanno corroso eccessivamente il potere d’acquisto di pensioni e stipendi.

Si tratta di una situazione comune che interessa tutti gli italiani, ma che colpisce più duramente i soggetti a basso reddito.

In particolare, a soffrire più di tutti sono i pensionati ai quali è riconosciuto un assegno minimo, che supera di poco alle €500. Tale cifra era improponibile già prima della crisi economica. Ma ora, è diventato un vero insulto.

Per questo motivo, c’è chi propone un aumento pensione minima di €1000 al mese. Si tratterebbe comunque di un importo molto basso, ma che permetterebbe di far fronte almeno alle spese principali.

Tuttavia, sebbene la somma di denaro non sia particolarmente alta, concedere €1000 al mese a tutti coloro che percepiscono una pensione integrata al minimo, comporta numeri e costi che l’INPS non è in grado di sostenere.

Aumento pensione minima: €1000 al mese è una proposta fattibile?

Un aumento pensioni minime a €1000 al mese sarebbe davvero un’ottima notizia per milioni di Italiani, che si trovano a vivere con poco più della metà di tale cifra. La proposta è stata avanzata, in piena campagna elettorale, da Silvio Berlusconi.

Potremmo definirla quasi un cavallo di battaglia, dal momento che la proposta di aumentare le pensioni minime era già stata annunciata nel 2001, quando effettivamente l’assegno arrivò a quota un milione di vecchie Lire. Una cifra considerevole, che però è stata dimezzata con l’entrata in vigore dell’Euro.

Ora che il governo Draghi è caduto e che bisogna pensare all’elezione di un nuovo esecutivo, ecco che il Cavaliere riparte all’attacco. Questa volta la proposta prevede l’aumento della pensione minima a €1000.

Purtroppo si tratta dell’ennesimo promessa “acchiappavoti” che non tiene conto del costo che la manovra avrebbe e non menziona da dove arriverebbero le coperture necessarie.

Nel 2001 quando venne proposto l’aumento delle pensioni minime di tutti, a un milione di Lire, l’incremento fu, poi, applicato solo agli over 70 che rispettavano specifici requisiti di reddito. In questo modo, solo 1,8 di cittadini beneficiarono della riforma, contro i 6 milioni iniziali.

Una proposta priva di fondamento

Sarebbe bello riuscire a garantire ai pensionati una vecchiaia serena, offrendo loro un trattamento economico che sia quantomeno dignitoso. Per realizzare quest’opportunità è necessario disporre di risorse economiche notevoli e attualmente l’Italia non ha questa disponibilità.

Ad oggi, i pensionati che percepiscono poco più di €500 al mese sono 1,7 milioni. Senza dimenticare che ci sono 4,1 di pensionati che, invece, percepiscono una pensione compresa tra €500 e €1000. Se, a queste cifre aggiungiamo il numero dei percettori degli assegni sociali e delle pensioni d’invalidità, la spesa totale complessiva raggiunge quota 18 miliardi di euro.

Dunque l’INPS, ogni anno, sborsa una somma esorbitante, per offrire a tutti un contributo mensile. Raddoppiare la pensione minima necessita di importanti coperture per essere finanziata e, purtroppo, Berlusconi non fornisce chiarimenti in merito a questo dettaglio.

Tuttavia, è estremamente necessario intervenire sul valore delle pensioni. Soprattutto alla luce di rincari degli ultimi mesi e del tasso di inflazione. Ma non è giusto ingannare, proponendo soluzioni che sono di difficile realizzazione o che comunque andrebbero giustificate in maniera più dettagliata, per poter essere credibili.

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