Parlamento, salvo il vitalizio per deputati e senatori: ecco perché 

Il 25 settembre si andrà al voto. E tutto si compirà entro il 15 ottobre. Una data che salverà la pensione pro quota dei parlamentari. Il vitalizio.

 

A guardar bene, la vera novità di questa ennesima crisi di governo è che si concluderà con la chiamata alle urne. Probabilmente l’unica reale divergenza rispetto agli altri due scossoni avvenuti durante questa travagliata legislatura.

Parlamento vitalizio
Foto © AdobeStock

Sì, perché in fondo il clima da campagna elettorale non ha mai abbandonato lo scenario politico. Un po’ per via di una maggioranza di larghissima intesa, forse persino troppo, che aveva dato l’illusione che, per una volta, la classe politica fosse effettivamente in grado di remare nella stessa direzione per il bene del Paese. Perché parliamoci chiaro: l’Italia affonda ancora nelle sabbie mobili dell’incertezza, cercando di divincolarsi fra l’aumento del costo della vita e risorse economiche sempre più limitate. Troppo per far fronte al periodo di rincaro e di inflazione. Il tutto al netto di interventi comunque effettuati, dalla conferma della politica dei bonus, riordinata per cercare di evitare la dispersione delle risorse, ad altre misure più discusse, come la revisione del Reddito di Cittadinanza.

Se un nuovo governo sarà in grado di invertire la rotta o fare meglio di quanto fatto dall’esecutivo a guida Draghi, lo dirà il tempo. A prescindere da chi incasserà la fiducia degli italiani, sempre che i voti siano sufficienti a conferire l’incarico al rappresentante di una forza politica o se, come nel recente passato, sarà necessario procedere sulla strategia del patchwork. Il dato di fatto resta lo stesso: lo scioglimento anticipato delle Camere mette fine a una legislatura fra le più travagliate, soprattutto in virtù dell’ingresso trasversale della pandemia nella quotidianità della popolazione. Il quarto governo d’emergenza, a ogni modo, sembra proprio che verrà scongiurato e che verrà restituita la parola agli italiani. Con appuntamento fissato al mese di settembre.

Parlamento, la pro quota è salva: Camere sciolte, vitalizio no

C’è però un’altra notizia destinata a far storcere la bocca agli italiani. Nonostante lo scioglimento anticipato del Parlamento e le criticità che hanno fatto cadere il Governo sui temi più caldi, sembra proprio che la pensione pro quota della legislatura in corso resterà al suo posto. Questo significa che, per una manciata di giorni appena, deputati e senatori manterranno il cosiddetto vitalizio. Ossia la forma pensionistica prevista a partire dal 65esimo anno di età. E solo in caso di maturazione del diritto alla quota per i cinque anni della legislatura. Somma che, tuttavia, scatta già a partire dal traguardo dei 4 anni, 6 mesi e un giorno. In questo senso, infatti, interviene addirittura la Costituzione. L’articolo 61 comma 2 per la precisione.

Con le elezioni fissate al 25 settembre, non solo si rientrerà nei tempi utili al nuovo voto, calcolati a partire dallo scioglimento delle Camere, ma resta anche la proroga dei poteri di queste. Questo perché restano questioni urgenti, decreti o altri atti da portare necessariamente a termine nell’interesse del Paese. Lo prevede proprio il suddetto articolo della Costituzione, nel quale viene specificato come i poteri delle Camere sciolte siano prorogati “finché non siano riunite le nuove“. Considerando che il voto sarà il 25 settembre e le nuove Camere si insedieranno il successivo 15 ottobre, significa che tutto si compirà esattamente 21 giorni dopo, con un solo giorno a fare la differenza e a salvare il vitalizio dei parlamentari della legislatura uscente. Salvi per un soffio quindi. Ma comunque salvi.

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