Pignoramenti sul conto corrente: ecco i limiti sanciti dall’ultima sentenza

Con una recente sentenza la Corte di Cassazione ha sancito i limiti per il pignoramento dei soldi sul conto corrente e sulla busta paga.

La legge ordinaria stabilisce dei limiti per il pignoramento sul conto corrente. Questo avviene per chi è un lavoratore dipendente e deposita sul proprio conto solo lo stipendio.

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Più volte ci si è chiesti se questo principio applicato in sede civile, valga anche per il giudizio penale. A fare chiarezza è stata la Corte di Cassazione a sezioni unite con la recente sentenza numero 26252 del 2022.

Cosa hanno deciso i giudici supremi

Come riportato dal giornale online la legge per tutti, la suprema corte, ha sancito il principio secondo cui in caso di sequestro preventivo o di successiva confisca equivalente del conto corrente, vale lo stesso limite posto per il pignoramento dei salari, degli stipendi e le altre indennità provenienti da lavoro dipendente. Eccezion fatta, solo per la retribuzione ricevuta in qualità di amministratori. I giudici hanno voluto trovare un equilibrio nel tutelare sia gli interessi dei creditori che del lavoratore dipendente, cercando di modulare in base allo stipendio percepito la somma che può essere pignorata. Questo per evitare che il lavoratore dipendente perda in maniera totale l’unica fonte di reddito.

Quali sono i limiti per il pignoramento

Come anticipato, la legge prevede che non si possa pignorare l’intera somma di una busta paga e non tutte le somme presenti su un conto corrente. In particolare, possono essere pignorate le somme presenti sul conto corrente che superano per tre volte l’assegno sociale, ossia 468×3 che porta ad una cifra di 1.404,30 euro. Ciò significa che se una persona sul conto ha solo 1.000 euro, questo non potrà essere pignorato. Laddove invece, sul conto il saldo disponibile sia di 2.000 euro, la cifra pignorabile sarà solo di 595,70 euro. Per quanto riguarda i successivi accrediti dello stipendio nei mesi successivi, potranno essere pignorati ma solo di un quinto dello stipendio. Fino a quando non si salderà il debito maturato. Quindi, per le sezioni unite della Corte di Cassazione, questi criteri sono applicati anche in caso di sequestro preventivo penale oppure di successiva confisca equivalente. Inoltre, i giudici hanno sottolineato come la Corte Costituzionale, più volte investita della questione, ha ribadito che i limiti di pignoramento sanciti dall’articolo 545 del codice di procedura civile servono per adattare la protezione del credito con una esistenza libera e dignitosa da parte del lavoratore dipendente debitore.

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