Debiti non pagati dallo Stato: le imprese sono in difficoltà e la Cgia tuona “Comportamento scellerato”

Nel 2021 sono stati inviati oltre 3 milioni di fatture alla pubblica amministrazione centrale, si tratta di debiti non pagati dallo Stato.

Numerosi aziende e imprese collaborano fornendo servizi e prodotti allo Stato. Nel 2021 la pubblica amministrazione centrale ha ricevuto 3 milioni di fatture dei propri fornitori. Di queste, il 30% risulta pagata in ritardo e più di 1,2 miliardi risultano ancora non pagati.

Debiti non pagati dallo Stato
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Il ritardo nei pagamenti espone ad un grave rischio le imprese che collaborano con lo Stato. Dopotutto non si parla di piccole cifre ma di debiti non pagati per circa 18 miliardi di euro.

La condotta della pubblica amministrazione centrale ha provocato la reazione della Cgia, che ha puntato il dito contro lo Stato accusandolo di avere: “un comportamento scellerato, che rischia di mettere in pericolo il sistema imprenditoriale italiano”.

Il rischio maggiore, infatti, ricade soprattutto sulle piccole imprese, che non riescono a far fronte all’enorme credito che va accumulandosi negli anni.

Debiti non pagati dallo Stato: quali sono le conseguenze per le PMI?

Durante l’anno 2021, lo Stato ha ricevuto oltre 3 milioni di fatture inviate dei propri fornitori. Si tratta di circa 14 miliardi di cui solo 12,8 sono stati liquidati. Lo Stato, in sostanza, si è disinteressato di pagare i restanti €1.237.000 ai suoi fornitori.

Stando alla reazione della Cgia, lo Stato avrebbe violato le norme relative ai tempi per procedere con il pagamento.

Infatti, pare che in circa il 30% dei casi il pagamento sia avvenuto in ritardo. Il comportamento assunto dalla pubblica amministrazione centrale ha fatto acquisire all’Italia un record negativo. A quanto pare, l’Italia è il primo paese d’Europa ad avere un debito commerciale di 55 miliardi. di euro.

Secondo la Cgia, aver maturato debiti così alti, sarebbe la dimostrazione di una pratica che la pubblica amministrazione adotta da tempo. Si tratta, dunque, di un sistema che si è consolidato negli anni, fino a diventare intenzionale.

Tuttavia, le vittime di questo malsano meccanismo sono le imprese, che devono fare i conti con una fornitura di beni e servizi in favore dello Stato, a basso volume.

A testimoniare la gravità della situazione c’è anche la condanna della Corte di Giustizia Europea che, tramite la sentenza del 28 gennaio 2020, si è espressa in maniera sfavorevole in merito a questa pratica adottata dalla pubblica amministrazione italiana.

Come se non bastasse nel 2021, la Commissione Europea ha inviato una lettera al governo italiano chiedendogli di riguardare la violazione delle disposizioni stabilite da una direttiva Europea, risalente a 10 anni prima.

Secondo uno studio, condotto dalla Cgia, è possibile intervenire e porre fine a questa pratica che lo Stato ha consolidato nel tempo.

In particolare, la soluzione prevede l’introduzione di una legge che introduca un sistema automatico per la compensazione dei debiti.

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