Bevande gassate, sarà l’estate meno frizzante di sempre: dimentichiamole

Le bevande gassate potrebbero mancare nell’estate 2022 per irreperibilità di anidride carbonica ad uso alimentare.

I costi elevati dell’energia portano ad una maggiore difficoltà di reperire sul mercato CO2 ad uso alimentare. L’allarme parte dall’associazione dei produttori di bevande gassate.

bevande gassate
Adobe Stock

È allerta per un’ulteriore conseguenza dell’aumento dei costi dell’energia elettrica. Assobibe denuncia la mancanza di anidride carbonica ad uso alimentare e, dunque, la possibilità che nell’estate 2022 non si possano bere bevande gassate. La bassa disponibilità è legata alle complicazioni dell’estrazione naturale, della produzione industriale e delle difficoltà di trasporto. Queste problematiche comportano un aumento dei costi a cui si aggiungono, poi, le spese aggiuntive associate al prezzo crescente di plastica, cartone, vetro e alluminio. Siamo entrati da pochi mesi in un circolo vizioso che, al momento, sembra un loop senza fine. Come si traduce tutto questo? Dovremo abbandonare l’idea di dissetarci con una gustosa e fredda bevanda gassata per sopravvivere al caldo dell’estate 2022.

Bevande gassate, le aziende non possono produrle

Il presidente dell’Assobibe Giangiacomo Pierini ha sottolineato come le aziende si trovino in serie difficoltà produttive. Il costi dell’energia sono aumentati del 550% e già questo rende complicata la produzione delle bevande gassate. Si è aggiunta, poi, la difficoltà del reperire l’anidride carbonica ad uso alimentare. Come se non bastasse, non bisogna dimenticare che a gennaio 2023 diventerà operativa la Sugar Tax. Ciò significa aspettarsi un incremento medio della fiscalità del 28%. Fortunatamente ci sono ancora dei mesi durante i quali il Governo potrebbe procedere con l’annullamento di questa tassa – questa la speranza di Pierini.

Le denunce dell’irreperibilità dell’anidride carbonica giungono da più fronti. Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, ha segnalato da pochi giorni la temporanea chiusura delle linee di produzione. Il 30% della produzione, ossia la percentuale relativa all’acqua frizzante, è al momento bloccato perché i fornitori non producono più anidride carbonica a causa dei costi elevati. Si attendono rifornimenti dall’Olanda ma basteranno solamente per un giorno di produzione. Si capisce, dunque, che l’allarme è reale e da non sottovalutare.

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Un duro colpo per l’economia

L’Italia è tra i primi Paesi al mondo produttori e consumatori di acqua frizzante. La domanda è elevata e non poter accontentare i cittadini significherebbe smorzare un giro di soldi importante. Le bevande gassate soprattutto durante l’estate rinfrescano e dissetano e sono ampiamente ricercate. L’assenza di produzione di anidride carbonica, dunque, inciderà negativamente sull’economia ma le aziende non possono fare altrimenti dato che non sono in grado di affrontare gli elevati costi. La situazione è preoccupante in Italia ma non solo. Nel Regno Unito, ad esempio, la Cf Industries, produttrice del 60% di CO2 sul mercato ha deciso di interrompere la produzione per passare ad un sottoprodotto che consentirà di risparmiare. L’economia britannica, però, verrebbe messa a dura prova soprattutto con riferimento ai birrifici e alle aziende produttrici di bevande gassate.