La ricerca che (forse) cambia tutto: un antivirale contro le pandemie

Un gruppo di ricerca congiunto fra Torino e Stoccolma mette a punto un antivirale in grado potenzialmente di agire contro il Covid. E non solo.

 

La mazzata del Covid ha fatto conoscere al 99% della popolazione mondiale gli effetti di una pandemia sul tessuto sociale. Non solo dal punto di vista delle vittime ma anche della quotidianità mutata.

Antivirale Covid
Foto © AdobeStock

Questo perché, a parte casi eccezionali di ultracentenari, nessuno al giorno d’oggi aveva memoria dell’influenza spagnola. L’ultima vera malattia ad aver colonizzato totalmente le varie aree del nostro pianeta. E, decisamente, leggere su un libro di storia le opere di contrasto a un morbo così violento è diverso rispetto ad affrontarlo faccia a faccia. Il Covid, coinvolgendo la popolazione mondiale, ci ha messo alla prova. E non sempre la nostra risposta è stata sufficiente. Tuttavia, ora che la situazione viaggia (con prudenza) verso una normalizzazione, il mondo scientifico è al lavoro per non farsi cogliere nuovamente impreparato. E allora, mentre tentiamo di riassestare il piano sociale, c’è chi ottiene importanti risultati scientifici.

È il caso dell’Università di Torino che, nell’ambito di un progetto di ricerca che ha coinvolto alcuni ricercatori svedesi, il Viper, si è aggiudicata un riconoscimento assai prestigioso, ossia il NATO – Science for Peace and Security Programme. Un risultato importante, visto che ha evidenziato i vantaggi di un antivirale destinato ad agire non solo contro il Covid ma anche contro delle possibili pandemie future. Il programma Viper, partecipato anche dai ricercatori svedesi del Karolinska Institutet di Stoccolma e dell’Università di Uppsala, oltre che da alcuni studiosi delle Università di Padova e Messina, ha tentato lo sviluppo preclinico della molecola MEDS433, inibitore dell’enzima diidroorotato deidrognesai. Con capacità di antivirale ad ampio spettro.

Antivirale contro il Covid: l’esito premiato di una ricerca italiana

Lo scopo della ricerca era quello di mettere a punto l’antivirale in grado di impedire o comunque inibire la riproduzione di virus umani, incluso il SARS-Cov-2. Il Viper prenderà ufficialmente il via dal 30 giugno, con un programma di lavoro che verrà sviluppato attraverso una serie di incontri fra i ricercatori per un periodo di 27 mesi. In pratica, un maxi-gruppo di ricercatori e studiosi con l’obiettivo di sintetizzare una MEDS433 per la sperimentazione in vitro e vivo. Oltreché studiarne l’efficacia su un modello murino del virus che tanto ha inciso sulla nostra esistenza (il SARS-Cov-2 naturalmente). Di quest’ultima parte si occuperanno gli studiosi di Stoccolma. Un obiettivo non da poco per il programma SPS, che sovvenziona progetti ad alto impatto tecnologico.

L’antivirale in questione, il MEDS433, è stato del tutto “creato” chimicamente dal gruppo di ricerca dell’Università di Torino, lavorando sulla sua attività ad ampio spettro su una serie vastissima di virus che interessano l’organismo umano. Per il momento si tratta di una promessa, nel senso che i risultati ottenuti finora sono stati incoraggianti tanto da giustificare un nuovo step della sperimentazione. Lo scopo è farsi trovare pronti in caso di brutte sorprese. Ma, sommando il tempo che ci vorrà per un’accuratezza scientifica inattaccabile del risultato e la speranza che con una pandemia non si abbia più a che fare, ci si augura che di testarne gli effetti possa non essercene bisogno.

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