Pensioni 2023, in arrivo una stangata inaspettata: le categorie maggiormente colpite

La rivalutazione prevista per il prossimo anno porterà con sé una novità pensioni 2023, che avrà l’effetto di una stangata che colpirà questi pensionati.

Stando ad alcune recenti indiscrezioni, le rivalutazioni che sono previste per le pensioni del prossimo anno potrebbero essere quasi nulle o di gran lunga ridimensionate rispetto alle attese. Ricordiamo che, ogni anno, a gennaio, gli assegni pensionistici subiscono una rivalutazione che serve ad adeguare il valore delle pensioni, in base al tasso d’inflazione.

Novità pensioni 2023

Nel 2022, a causa della lenta ripresa post-covid e della crisi energetica dovuta allo scontro tra Russia e Ucraina, il valore del tasso d’inflazione ha raggiunto cifre record. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, è stato registrato un +6.9%.

Questo scenario ha delle conseguenze “positive” sul discorso rivalutazione pensionistico. Tuttavia, stando ad alcune indiscrezioni, l’aumento delle pensioni potrebbe essere inferiore rispetto alle aspettative. Infatti, il Governo potrebbe decidere di usare quelle risorse economiche per rimpinguare le casse dello Stato.

Novità pensioni 2023: quali sono i costi previsti per nel prossimo triennio

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha fatto sapere che, nei prossimi tre anni, i costi relativi alle pensioni di coloro che usciranno dal mondo del lavoro saranno pari a 45,4 miliardi di euro.

Gli assegni pensionistici saranno inevitabilmente adeguati al costo della vita, che è lievitato nel corso degli ultimi mesi. Insomma, il tasso di inflazione dovrebbe provocare un aumento del valore delle pensioni, con lo scopo di evitare che questo perda il suo potere d’acquisto.

Per questo motivo, è previsto che un aumento dei prezzi del +5,8%, ma che potrebbe ulteriormente lievitare a causa degli effetti della guerra russo-ucraina arrivando al 7,3%.

Tuttavia, è opportuno ricorda che una parte della suddetta cifra, ovvero circa 13 miliardi di risorse economiche, sono già destinante ad altri obbiettivi. Nello specifico, i fondi in questione rappresentano “saldi di finanza pubblica per il nuovo sistema a scaglioni. La parte eccedente, invece, no“.

Effetto dell’inflazione sulla rivalutazione pensionistica

Attualmente il tasso di inflazione è schizzato alle stelle per effetto della guerra che è scoppiata il 24 febbraio, nel cuore dell’Europa. Di fatto, l’inflazione attuale sfiora il 7% rendendo necessaria una rivalutazione con i fiocchi per adeguare gli assegni al nuovo costo della vita.

Senza dimenticare che, oltre a perdere il loro potere d’acquisto, sia gli stipendi che le pensioni devono far fronte all’aumento dei costi dei generi di prima necessità, dell’energia e del carburante.

Stando alla situazione attuale, lo Stato dovrebbe sostenere un esborso pari a 32, 2 miliardi in più. Per questo motivo, c’è chi ipotizza che, con una somma di denaro così alta, si possa porre un freno alle rivalutazioni, almeno in parte.

In effetti, lo Stato, con quella somma di denaro, potrebbe essere invogliata a frenare alle rivalutazioni soprattutto delle pensioni alte.

Il meccanismo attualmente in vigore prevede un adeguamento al 100% per coloro che percepiscono le pensioni, fino ad un quadruplo della pensione minima che attualmente è pari a 515, 58 euro. L’aliquota della rivalutazione scende al 90% per le pensioni tra 4 e 5 volte la misura più bassa. Infine, per coloro che percepiscono un assegno, il cui valore è superiore di più di 6 volte la misura minima, è prevista un’aliquota del 75%.

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