Conto corrente, la somma fa la differenza: questo importo allerta il Fisco

Il limite di 5 mila euro non riguarda solo l’imposta di bollo ma anche le transazioni via conto corrente. L’Agenzia delle Entrate verifica.

 

Nei mesi scorsi, era più volte ritornato in auge il timore del ripristino di una vera e propria tassa patrimoniale per far fronte alla crisi in corso. Una misura che, pur ventilata, non è diventata realmente effettiva.

5 mila euro conto Fisco
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Almeno non sul modello del 1992, all’epoca del Governo Amato. Perché, in realtà, una sorta di patrimoniale esiste e gli italiani ne pagano sovente lo scotto. Non è inquadrabile come un vero e proprio prelievo forzoso, tuttavia una determinata situazione che interessa il nostro conto corrente è foriera di una tassa a tutti gli effetti. O meglio un’imposta, quella di bollo. La quale viene applicata nel momento in cui i depositi sui nostri conti correnti superino quota 5 mila euro. Qualcosa di ben noto e che, in un certo senso, può essere eluso semplicemente investendo parte del proprio denaro in buoni o altri strumenti che ne garantiscono la mobilità o comunque il rendimento. In poche parole, il denaro non dovrà ristagnare fino a produrre un effetto controproducente per correntisti e banche.

Attenzione però, perché anche il Fisco può annusare puzza di bruciato. E se dapprima la soglia di denaro che iniziava ad attirare l’attenzione era fissata a 15 mila euro, ora è stata ridotta a 5 mila. Questo per determinare in modo più efficace che non vi siano operazioni illecite in atto, in primis quelle legate al riciclaggio di denaro. Come avevamo avuto modo di vedere, il monitoraggio del Fisco sulle operazioni finanziarie si è fatto molto più stringente. Anche per mettere le casse statali al riparo da illeciti come l’evasione fiscale. E il rafforzamento dei controlli è stato di fatto il primo strumento adottato per tenere d’occhio i contribuenti. Basti pensare alla doppia banca dati alla quale attinge l’Agenzia delle Entrate.

Conto corrente, attenzione a questa soglia: perché il Fisco controlla

La soglia dei 5 mila euro, quindi, non può essere oltrepassata. Non per chissà quale normativa ma più che altro per prudenza. Il rischio, infatti, è di ritrovarsi alle prese con degli approfondimenti fiscali che potrebbero riguardare qualsiasi operazione, dai versamenti fino agli assegni bancari e postali, inclusi quelli circolari. I controlli scatterebbero in modo anche più serrato qualora i versamenti fossero destinati a persone fisiche ma anche società semplici ed enti non commerciali. Una modifica abbastanza sostanziale della norma di riferimento, nella quale si specificava che l’importo ritenuto limite per avviare i controlli era di 15 mila euro e riguardante esclusivamente transazioni di denaro, reali o virtuali. Ora, un po’ come accaduto per i pagamenti in contanti, il limite si è abbassato.

Le nuove regole introdotte in merito, portano la comunicazione all’Agenzia delle Entrate a un limite di 5 mila euro (in su) per le operazioni. Cambiano però anche gli obblighi, in quanto la comunicazione non dovrà essere effettuata in caso di operazioni frazionate ma solo ed esclusivamente su quelle eseguite in un’unica soluzione. Qualora si manchi di adempiere al dovere, l’Agenzia delle Entrate avvierà i controlli del caso, per verificare se la transazione è regolare e la situazione reddituale congrua alla spesa effettuata. L’obiettivo resta il contrasto delle operazioni di riciclaggio. Nel caso di transazioni lecite, non ci sarà niente da nascondere. E quindi da temere.