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Risparmio

Conto cointestato, brutta sorpresa: tre cose che (forse) non sapevi

Tre situazioni, anzi tre variabili. Tutte piuttosto scomode e che incidono direttamente sul conto cointestato. E, naturalmente, sui contitolari.

 

È fuor di dubbio che il conto corrente cointestato sia uno degli strumenti più convenienti per i contribuenti. Anche al netto di alcune limitazioni che riguardano la differenza fra firma congiunta e disgiunta.

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Il numero di risparmiatori che ricorre a questa soluzione (per entrambe le sue varianti) è decisamente elevato. Questo perché offre una serie di vantaggi precisi, che consentono ai contraenti di accedere a un conto condiviso e a porzioni di giacenze predefinite oppure no. A seconda della tipologia di conto cointestato prescelta, gli intestatari (o meglio, i cointestatari) possono accedere alle somme contenute, effettuando prelievi, versamenti e operazioni varie. In caso di firma congiunta, sarà necessario invece avere il consenso unanime delle parti per poter agire sul conto cointestato. Nel caso in cui tali operazioni fossero al di sopra di un certo limite imposto. Va ricordato che, in ogni caso, vige la cosiddetta presunzione di contitolarità per quote paritarie.

Questa tipologia di conto corrente può rappresentare una buona soluzione sia per un nucleo familiare (nello specifico una coppia di coniugi oppure genitore e figlio) che per una società, che spesso utilizza questo strumento per consentire ai vari soci di attingere al denaro contenuto. Tramite, naturalmente, limitazioni ben precise e concordate preventivamente al momento della stipula del contratto. Chiaramente, prima di procedere all’apertura di un conto cointestato sarebbe bene soppesare sia i vantaggi che gli svantaggi. Così da conoscere alla perfezione lo strumento e non lasciarsi cogliere impreparati da eventuali modifiche dello stato delle cose.

Conto cointestato, tre svantaggi: ecco perché potrebbero scoraggiare la scelta

Le regole di base sono quelle di cui abbiamo parlato. Tuttavia, a voler analizzare più approfonditamente la questione, esistono alcune problematiche che vanno prese in considerazione fin dall’inizio. Proprio per evitare il suddetto scenario. Il problema non sono tanto le operazioni ordinarie ma quelle che potrebbero verificarsi in corso d’opera e portare eventuali modifiche agli accordi (o peggio) in caso di condotta non attinente al piano concordato di uno dei cointestatari. In questo senso, esistono tre condizioni particolarmente sfavorevoli, la prima delle quali rappresenta il caso limite più eclatante. Ossia, il momento in cui uno dei cointestatari dovesse decidere di tirar fuori dal conto l’intero importo contenuto. Chiaramente si tratta di un’operazione che andrebbe a creare un contenzioso legale fra i soci. La banca, infatti, non avrebbe responsabilità di sorta.

Altri due casi piuttosto emblematici. In caso di morte di uno dei cointestatari, e in presenza di obbligo di firma congiunta, le cifre saranno congelate. Ossia, saranno bloccate fino al momento in cui non verrà definita in modo chiaro la questione ereditaria e successoria. Un lasso di tempo variabile e indefinibile, durante il quale non saranno consentite operazioni né di prelievo né di versamento sul conto cointestato. Terzo caso scomodo, un sequestro preventivo riguardante uno dei cointestatari. In questo caso, però, i contitolari potranno dimostrare la propria estraneità ai fatti che riguardano il soggetto ma, nel tempo necessario a espletare la pratica, non potrà accedere alle risorse. Un bel problema in caso di emergenze.

Published by
Damiano Mattana