Allarme acqua in tutta Italia: la siccità fa terra bruciata, cosa succederà

Fiumi in secca, mancanza di risorse, campi devastati e cavallette. L’Italia paga il prezzo della siccità. E i danni superano già il miliardo.

 

La terra è secca. La mancanza d’acqua, unita alle temperature roventi di questa primavera, manda in crisi i raccolti. E l’allarme, stavolta, potrebbe risuonare ben più a lungo di quanto non ci si aspettasse.

Siccità allarme
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La combinazione degli elementi fa la differenza. Il periodo di siccità combacia con uno dei momento storici più complicati, fra la morsa della crisi post-pandemica e quella legata al rallentamento delle esportazioni dovuto alla guerra in Ucraina. L’Italia, così come altri Paesi, paga uno scotto importante. Fiumi al minimo storico (il Po mai così in secca negli ultimi 70 anni), campi erosi dalla calura e danni stimati già in due miliardi di euro. La Coldiretti fa i primi conti e, considerando che non siamo nemmeno entrati nell’estate vera e propria, vige una grande preoccupazione per il futuro. Anche perché la grande sete delle coltivazioni non fa sconti: al Nord come al Sud, lo Stivale è morso alla gola dalla furia bollente degli anticicloni. Il dibattito sulle conseguenze del riscaldamento climatico è sempre attivo ma l’urgenza delle problematiche richiedono più azioni che scambi di opinioni.

L’associazione degli agricoltori dipinge un quadro abbastanza drammatico. Il problema principale è legato alla difficoltà di attingere a fonti esterne per l’implementazione delle proprie scorte alimentari. Sia per la problematicità nel reperirle, sia per l’aumento dei prezzi. In pratica, nel momento in cui l’Italia avrebbe bisogno dell’apporto di tutta la sua disponibilità alimentare, la siccità ha assestato il colpo del k.o. E pensare che, fra le province più colpite, ci sono quelle del Nord: nel Bergamasco, ben 25 comuni rischiano il razionamento d’acqua potabile. Nel Varesotto vige il divieto di usare acqua per macchine e piscine fra le 6 e le 24, con multe fino a 500 euro a Tradate. La Lombardia è praticamente a un passo dallo stato di emergenza.

Siccità, allarme rosso in Italia: il deficit di approvvigionamento è spaventoso

Le stime sui deficit di approvvigionamento sono già emblematiche: i cali nelle rese di orzo e frumento, secondo Coldiretti, si attestano già al 30%. Inoltre, alcune coltivazioni (fra le quali mais, foraggi e lo stesso orzo) rischiano di essere sospese (qualora già non lo fossero state) a causa della mancanza della risorsa idrica. Sempre al Nord, in alcune zone si è già registrato l’impiego di autobotti per sopperire all’impossibilità di rifornirsi d’acqua, mentre alcune ordinanze hanno riguardato addirittura la non potabilità. Il Piemonte rischia vedere una riduzione del 30% del foraggio per il nutrimento degli animali, mentre i cereali calano di un altro 30%. Persino i frutti patiscono la grande sete, patendo problematiche sul nocciolo. Anche nei vigneti, il germogliamento sta toccando i minimi storici. Per la produzione di riso, intanto, si adotta la semina asciutta. Ben 300 milioni di danni alle sementi in Emilia-Romagna.

La situazione non è migliore nelle Regioni centro-meridionali. Il Lazio ha già calcolato 250 milioni di euro di danni, mentre la capitale Roma rischia di ritrovarsi ancora alle prese con l’abbassamento del livello del lago di Bracciano. E, di conseguenza, con il pericolo di un deficit nell’approvvigionamento idrico. In Abruzzo cala il grano (-15% nelle rese) e anche i girasoli. La siccità fa danni anche in Molise e sull’intera fascia costiera Adriatica meridionale. In Puglia, ad esempio, si parla già di 70 milioni di euro di danni. Senza dimenticare le conseguenze indirette del caldo torrido: in Sardegna le cavallette divorano quel che è rimasto su 30 mila ettari di terreno. Dalla grande sete si rischia di passare alla grande fame.