Caricabatterie universale, c’è l’intesa: cosa cambia davvero

Il caricabatterie universale è ormai realtà. A partire dal 2024, via libera alle porte USB-C per tutti. Anche per gli iPhone di Apple.

 

Uscire di casa per andare a cena da qualche parente e accorgersi di due cose: avere il cellulare scarico e aver dimenticato il caricabatterie. Una combinazione esplosiva per i nervi.

Caricabatterie universale
Foto © AdobeStock

Sarà capitato a tutti probabilmente, almeno una volta. Anche se l’obiettivo non era la cena dal parente ma qualcos’altro. Un problema ancora più grande se, al contempo, nessuno dei nostri ospiti possiede un caricatore equivalente al nostro. Fino a qualche tempo fa, probabilmente, non ci avremmo fatto troppo caso. Anzi, avremmo colto l’occasione per staccare un po’ la spina dalla routine del telefono e goderci la serata. Oggi come oggi, anche un’occasione potenzialmente conviviale viene difficilmente vissuta senza almeno uno smartphone a gironzolare per la tavola. Anche perché, altrettanto difficilmente rinunceremmo alla tentazione di una foto o di un post sulla serata. Figurarsi cosa potrebbe accadere se l’inconveniente dovesse capitare all’inizio di una giornata lavorativa.

Deve aver pensato anche a questo l’Unione europea, che nella giornata di ieri ha trovato l’intesa sul caricabatterie universale, ossia uno strumento convergente per tutte le tipologie di “attacchi”. E, nondimeno, un messaggio preciso ad alcune multinazionali della tecnologia comunicativa come Apple, i cui dispositivi possono essere ricaricati solo attraverso delle prese e degli spinotti realizzati appositamente per i prodotti della “Mela”. Un tweet della commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha mostrato in modo piuttosto iconico il prima e dopo che l’Ue si è proposta: da un groviglio di cavi a un cavo solo. Aria fresca praticamente.

Caricabatterie universale, cosa cambia per i produttori (e per gli utenti)

Il cambio di passo è chiaro, anche se per alcuni colossi del settore significherà una vera e propria rivoluzione. Apple è solo l’esempio più lampante in tal senso. La società fondata da Steve Jobs, infatti, proprio sul settore dei caricatori ha fin qui fatto leva per dare un’importante spallata al proprio fatturato. Una prerogativa messa in difficoltà di recente, con l’introduzione in massa di prodotti commerciali alternativi agli originali. E che, ora, si ritroverà di fronte una vera e propria manovra di un ente internazionale, che posizionerà una semplice porta USB-C al posto della classica Lightning. Il che costringerà Apple a rivedere definitivamente i propri piani in merito, con un deficit annunciato sul mercato degli accessori. Non bisogna dimenticare, infatti, che i produttori hanno fin qui sborsato soldi per una licenza al fine di ricevere l’autorizzazione del colosso per l’ottenimento della certificazione.

È chiaro che il gap sarà solo temporaneo. Apple, infatti, pare proprio che si sia fatta trovare pronta e, ormai da tempo, ha già sondato il terreno per una soluzione alternativa. Ad esempio, sarebbero in produzione dei modelli di iPhone con porta USB-C, potenzialmente in commercio già a partire dal prossimo anno. Il che significa un anticipo rispetto all’entrata in vigore effettiva della normativa europea, che scatterà solo nel 2024. A ogni modo, considerando che l’obiettivo primario è evitare l’accumulo di rifiuti elettronici per colpa dei caricabatterie inutilizzabili, l’adeguamento anche da parte delle big company di categoria appare il male minore. Alla fine dovrebbero guadagnarci tutti.