Allarme prezzi del carburante: perché continua a salire nonostante i bonus?

È di nuovo allarme prezzi del carburante, che sono nuovamente in crescita dopo l’annuncio dell’embargo al petrolio russo. Siamo a €2 al litro.

A nulla è servito il decreto di marzo del Governo Draghi, che aveva lo scopo di calmierare i prezzi del carburante arrivati alle stelle dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. Dopo la prima fase di calo, oggi si registrano di nuovo prezzi in forte di salita, all’indomani dell’annuncio dell’embargo al petrolio Russo.

Allarme prezzi del carburante: perché continua a salire nonostante i bonus?

I prezzi della benzina arrivano di nuovo a €2 al litro. Ma gli aumenti si registrano anche per GPL e metano.

Il motivo di questa risalita è dovuta alla quotazione dei prodotti petroliferi in seguito all’annuncio dell’embargo dell’Unione Europea sul greggio russo.

Si tratta di un vero e proprio rimbalzo di prezzi, chi è stato confermato dall’elaborazione dei dati comunicati dai gestori di Osservaprezzi del Ministero dello Sviluppo Economico.

Attualmente il prezzo medio praticato della benzina in modalità self è arrivato a toccare 1,914 euro al litro. Il diesel self, invece, è arrivato ad una media di 1,831 euro/litro e perfino il metano è in risalita.

Allarme prezzi del carburante: cosa sta succedendo in Italia

All’indomani dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina si è registrato un aumento considerevole del prezzo del carburante. Per questo motivo, il Governo Draghi è stato costretto ad introdurre un taglio delle accise sui carburanti pubblicando un decreto nella notte del 22 marzo.

Grazie a questa manovra è stato possibile ridurre il prezzo di diesel e benzina di circa €0,30 al litro.

Per aiutare ulteriormente i lavoratori che utilizzano mezzi propri e le aziende che lavorano nell’ambito del trasporto, è stato anche introdotto un Bonus benzina di €200.

Tuttavia, le nuove sanzioni promosse dall’Unione Europea nei confronti della Russia hanno escluso il petrolio di Mosca dagli oleodotti.

Si tratta del sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, come conseguenza dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe. Questo ennesimo pacchetto di sanzioni prevedrà due fasi:

  • Embargo del petrolio Russo trasportato via mare, che scatterà tra sei mesi
  • Esenzione temporanea delle importazioni di petrolio tramite l’oleodotto Druzhba.

Così come spiegato nella bozza di conclusioni di legge, il Consiglio Europeo intende approvare il sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia per andare a colpire le esportazioni di petrolio greggio, nonché tutti i prodotti petroliferi fatta eccezione per quello consegnato tramite oleodotto (temporaneamente).

Gli effetti dell’embargo

L’esclusione del petrolio Russo non è ancora stata messo in atto. Di fatto, si tratta solo di una proposta che dovrebbe scattare entro i prossimi sei mesi. Tuttavia, l’annuncio di un embargo del petrolio Russo ha fatto lievitare vertiginosamente le quotazioni in borsa con effetto immediato sui consumatori.

All’indomani dell’annuncio da parte dell’Unione Europea di voler escludere il petrolio Russo dal mercato occidentale, i prezzi della benzina sono nuovamente saliti alle stelle.

Non a caso si registrano già i primi movimenti all’insù sui prezzi raccomandati:

  • ENI ha fatto registrare un più €0,02 su benzina e diesel
  • Tamoil ha segnato un più €0,04 sulla benzina e più €0,03 sul diesel
  • IP stamattina ha segnato in più €0,03 sulla benzina e più €0,02 sul diesel
  • Q8 ha registrato in più €0,03 su entrambe le miscele di carburanti.

L’incremento registrato sul territorio nazionale è ovviamente frutto della speculazione, dal momento che l’embargo non è ancora scattato, ma è solo stato preannunciato.

Nel frattempo l’aumento dei prezzi riguarda sia la modalità self che il servito.

Neanche il GPL è stato risparmiato, con un prezzo che oscilla tra 0,837 e 0,851 euro/litro. Stesso discorso per il metano che si aggira tra 1,725 e 1,924 euro al litro.

Lo sconto che il Governo Draghi ha introdotto la notte del 22 marzo, che ha portato ad una riduzione di €0,30 carburante, scadrà l’8 luglio 2022, ed è stato quasi vanificato.

Per questo motivo, a Palazzo Chigi sono già al lavoro per un nuovo piano di sconti che costerà 900 milioni di euro al mese e dovrebbe durare fino alla fine del 2022.