Se avete comprato pasta al supermercato, controllate bene: c’è un allarme

Aperta una commissione d’inchiesta per verificare la presenza di eventuali pratiche di shrinkflation. A rischio la pasta ma non solo.

 

Shrinkflation. Un nome quasi impronunciabile ma che cela in sé un significato decisamente preoccupante, perché legato ai beni di larghissimo consumo. Di fatto una truffa, o giù di lì.

Pasta supermercato truffa
Foto da Pixabay

Con questo nome, infatti, viene identificata una pratica del tutto illecita che, in alcuni casi, sarebbe stata messa in atto su alcuni prodotti. Una procedura che, molto semplicemente, consiste nel vendere allo stesso prezzo (se non addirittura maggiorato) un prodotto dalla quantità ridotta a fronte di una confezione destinata a contenerne di più. Non è un allarme nuovo, anzi. Negli ultimi tempi, con la crisi economica, era stato più volte annunciato che la difficoltà nel tenere il passo con le produzioni potesse creare delle difficoltà a livello di rincari. Tuttavia, come spesso accade, la ricerca di un equilibrio fra la necessità di vendere e quella di non rimetterci può scivolare su alcuni aspetti.

La shrinkflation è stata messa sotto i riflettori dall’Antitrust. Per il momento si parla di sospetti, o comunque di un monitoraggio. È stata comunque aperta una commissione d’inchiesta per la tutela dei consumatori e degli utenti, a seguito di un esposto risalente all’8 aprile scorso nel quale si segnalavano sospette pratiche riferibili a questa tecnica. La quale, come detto, è illecita e sanzionabile. Si parla, infatti, di ridimensionare il peso consolidato dei prodotti di largo consumo mascherando l’aumento dei prezzi, come ricordato dal presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona.

Allarme shrinkflation, pasta ma non solo: quali sono i prodotti a rischio

Nel mirino dell’Antitrust ci sono, in particolare, i pacchetti di pasta. Ossia uno dei prodotti in assoluto più acquistati dal consumatore medio. In particolare, i formati non consolidati da 500 grammi e da un chilo. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, la sgrammatura in un periodo di rincari e, in generale, di inflazione diffusa, rischia di sortire effetti ancora più devastanti. Anche perché, accanto alla pasta, anche altri prodotti sarebbero a rischio: si parla infatti di colombe pasquali da 750 grammi, mozzarelle da 100 grammi (e non da 125) ma anche caffè da 225 anziché 250 grammi.

E ancora, il tè con 20 bustine piuttosto che 25. E l’elenco dei prodotti prosegue ancora, toccando quelli più gettonati dai consumatori di tutta Italia. Del resto, che si trattasse di un periodo difficile si era capito. Anche a fronte di pratiche di marketing del tutto lecite, il rincaro dei beni non era sfuggito alla clientela dei supermercati.

Per questo, ritrovarsi di fronte a una possibile shrinkflation, alza ancor di più l’asticella del rischio default. Perché, chiaramente, acquistare un prodotto ribassato in termini di peso ma con un prezzo pari o maggiorato, costringerebbe l’acquirente a fare rifornimento in un tempo minore. Innescando un pericoloso circolo vizioso. L’Antitrust ha quindi deciso di far luce, per verificare se tali pratiche siano effettivamente messe in atto e se ai consumatori siano state realmente sottoposte tecniche di marketing ingannevoli. Come ricorda Dona, è ingannevole anche “nascondere il peso anomalo nella parte nascosta della confezione”. Considerando il momento storico, la shrinkflation creerebbe le condizioni peggiori per la ripresa.