Prelievi, quali ATM vanno evitati: la strada per la tracciabilità

L’obbligo del POS per gli esercenti sarà solo il primo passo. I prelievi potrebbero essere disincentivati anche da una possibile riforma delle commissioni.

 

Da qui a qualche anno, l’obiettivo del Governo è di rimodulare le abitudini degli italiani. Meno prelievi, più pagamenti tracciabili. Meno contante, più transazioni digitali fiscalmente più rilevanti.

Prelievi sportelli ATM
Foto © AdobeStock

Alla base non c’è l’idea di un controllo, quanto quella di una facilitazione. Sia nell’esecuzione dei pagamenti che nella verifica delle dichiarazioni. Per questo, a partire da luglio, per tutti gli esercenti sarà disposto l’obbligo del POS e, al contempo, il divieto di rifiutare una transazione, di qualunque importo si tratti. Il bancomat, e le carte in generale, sono del resto le forme di pagamento più utilizzate. L’incentivo alle transazioni tracciabili fa parte di un piano più ampio di eliminazione dell’evasione fiscale e di reati quali il riciclaggio del denaro, il cui contrasto risulterebbe più gestibile con una circolazione minore di soldi in forma contante.

Certo, ci vorrà del tempo affinché i contanti vengano del tutto sostituiti dalle forme di pagamento tracciabile. Questo perché, a fronte di acquisti di prezzo contenuto, gli stessi acquirenti tendono a utilizzare monete e banconote. A fronte della necessità di qualche anno di assestamento (basti pensare al rinvio dell’abbassamento ulteriore del tetto ai pagamenti in contanti), alcune banche hanno comunque già iniziato la loro politica di riduzione del ricorso ai prelievi. In primis abbassando il numero delle filiali, e poi rivedendo il costo delle commissioni per il prelievo presso altri istituti di credito.

Prelievi, non in questi ATM: ecco perché evitarli

C’è anche un’altra ragione, però, per andarci piano con i prelievi. Secondo gli esperti, infatti, eseguire l’operazione in determinati Atm non solo non sarebbe consigliabile ma addirittura sconveniente. In caso di condizioni contrattuali precise accordate dalla banca, la commissione potrebbe essere evitata. In tutti gli altri casi, rappresenterebbe un costo tutt’altro che da sottovalutare. L’operazione costituisce infatti un costo per la banca, che di fatto ne chiede conto a colui che la esegue. Senza contare che la società che gestisce le carte bancomat (la Bancomat Spa) ha già avanzato la proposta di un ulteriore scatto nei costi delle commissioni. E questo varrebbe per tutti i prelievi effettuati presso sportelli differenti da quello della propria banca.

In sostanza, non vi sarebbero alternative al costo di commissione. Anche se, per la verità, tale proposta è ancora al vaglio dell’Antitrust. Il responso era atteso nel mese di aprile ma l’intero dossier è stato posticipato al 31 ottobre. Stando così le cose, fino a quella data non saranno applicati aumenti. Considerando la strada intrapresa dal Governo, tuttavia, qualora anche la misura proposta da Bancomat Spa dovesse diventare effettiva, il destino dei prelievi sarebbe segnato. Uno scatto verso il futuro, o meglio, verso una nuova concezione dei pagamenti. Sempre meno denaro “fisico”, sempre più incentivi per la tracciabilità.

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