Stop al farmaco per la tiroide, era il più usato: ecco perché

L’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) ha comunicato l’impossibilità della casa farmaceutica Takeda di fornire il Natpar per la tiroide. Solo in questo dosaggio.

 

Ci sarebbe un problema di produzione legato al ritiro del Natpar (ormone paratiroideo) 100 microgrammi/dose polvere e solvente per soluzione iniettabile. Ossia, uno dei farmaci più utilizzati per la tiroide.

Ritiro farmaco tiroide
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Il richiamo non riguarda, quindi, delle sospette difformità, etichettatura o quant’altro. In sostanza, non si tratterebbe delle ragioni più comuni che portano l’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) a disporre i ritiri. Il Natpar figura fra i medicinali più sovente prescritti per coloro che soffrono di problematiche legate alla tiroide, in particolare ipoattività delle ghiandole paratiroidee. Pazienti il cui organismo, tramite le suddette ghiandole, non produce sufficienti quantità di ormone paratiroideo, fondamentale per il monitoraggio dei livelli di calcio nel sangue. Dall’ipoattività potrebbe derivare una difficoltà non solo nel controllo dei quantitativi di calcio ma anche il loro abbassamento.

Una situazione di questo tipo andrebbe a produrre problematiche ulteriori, soprattutto all’apparato scheletrico e muscolare. Anche cuore, reni e altri organi, tuttavia, potrebbero essere interessati. Anche per questo lo stop al Natpar, sia pure provvisorio (almeno per il momento), potrebbe causare non pochi grattacapi a chi, fin qui, ha seguito terapie che lo prevedevano. Assieme, magari, a integratori di calcio e vitamina D. L’Aifa ha raccomandato ai medici di non prescrivere il farmaco in qualsiasi dosaggio fino a che il problema di produzione non sarà risolto.

Stop al Natpar per la tiroide: il comunicato dell’Agenzia del Farmaco

Il farmaco in questione è prodotto dalla casa farmaceutica giapponese Takeda, fra le maggiori e più antiche a livello mondiale, operativa anche in Italia. Il comunicato diffuso dall’Aifa, datato 29 aprile 2022, parla di non meglio precisati “problemi di produzione”, per i quali la casa non sarà in grado di fornire provvisoriamente il dosaggio da 100 microgrammi già dalla fine di giugno. Non è chiaro quanto durerà lo stop ma è probabile che si protrarrà per almeno 6 mesi, durante i quali gli operatori sanitari dovranno premurarsi di non avviare i propri pazienti su terapie a base di Natpar, qualunque sia il dosaggio. Almeno “fino a quando il problema della fornitura non sarà risolto”. Di qualunque cosa si tratti.

Discorso a parte per i pazienti che già avevano avviato una terapia con dosi da 100 mcg, almeno per una volta al giorno. Per costoro, i medici dovranno impegnarsi a prescrivere un dosaggio alternativo a partire dal momento in cui quello in oggetto non sarà più consentito. Il rimando, tuttavia, è al loro giudizio clinico. L’Agenzia del Farmaco si limita a ricordare l’importanza del monitoraggio costante dei livelli di calcio sierico, così come di individuare nei pazienti eventuali segnali di ipocalcemia. In questi casi, sarà fondamentale regolare le dosi di vitamina D in forma attiva e di calcio supplementare, specie in coloro già in cura con il farmaco oggetto del ritiro nel dosaggio specificato.