Contanti e moneta virtuale: il lato oscuro del futuro smaterializzato

Dalle transazioni da remoto alle criptovalute: il processo di addio ai contanti sarà graduale ma, probabilmente, inesorabile.

 

Un futuro digitalizzato. Interamente o in parte, con forte propensione per la prima variante. Un obiettivo più o meno dichiarato ma comunque in procinto di essere perseguito e anche su più fronti.

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Durante la pandemia, è stato giocoforza sperimentato un nuovo modo di interpretare la nostra quotidianità, fatto di azioni svolte perlopiù da remoto. Un processo già in atto, accelerato dalla chiusura forzata in casa durante il lockdown e dalle restrizioni attuate nelle fasi successive dell’emergenza pandemica. Al quale, al netto della socialità mancata, non ha impiegato molto a far presa anche nei più reticenti alla tecnologia. E il Governo, da parte sua, ha cercato di cavalcare l’onda per rafforzare le misure di contrasto a riciclaggio ed evasione fiscale, incentivando progressivamente il ricorso ai pagamenti online, con mezzi tracciabili o comunque senza ricorso al contante.

Proprio su quest’ultimo punto, però, si è incontrata qualche reticenza. Non solo a livello sociale, con un legame con il denaro materiale difficile da azzerare totalmente, anche se non manca la propensione alle transazioni con carte di credito e di debito. Il nodo era arrivato anche in ambito politico. Anzi, l’abbassamento delle soglie minime da 1.999,99 euro a 999,99 per i pagamenti in contanti era stato bloccato proprio in fase di discussione, col Governo Draghi che ha per la prima volta vacillato proprio sul tema teoricamente meno impellente in quel momento. Il passaggio alle nuove soglie è stato rimandato di un anno ma il vento del progresso quasi non tiene conto di un lasso di tempo così breve.

Contanti e no, conviene la moneta smaterializzata? Il giudizio degli esperti

Il problema è capire se, effettivamente, un futuro senza denaro contante possa essere effettivamente sostenibile. O meglio, conforme alle esigenze dei consumatori. Se è vero, infatti, che il legame con la moneta intesa nel senso classico del termine fa parte più di un’abitudinarietà che di una strategia di consumo, l’eliminazione del denaro “fisico” potrebbe incontrare anche ulteriori ostacoli. E’ impensabile che la moneta possa essere rimossa totalmente nel giro di pochi anni, in luogo di transazioni effettuate esclusivamente tramite strumenti tracciabili. Questo perché alcuni contribuenti non dispongono di un conto corrente o, semplicemente, mantengono una certa rimostranza nei confronti dei pagamenti online. E’ chiaro che alla reticenza dei consumatori si affianca lo sviluppo di tecnologie in grado di rendere sia più veloci i pagamenti (senza code né necessità di recarsi di persona in loco) sia più efficienti i controlli.

Altro punto focale che, secondo gli esperti, frenerebbe i contribuenti dall’approvare senza riserve il pagamento digitale. A ogni modo, il processo di “smaterializzazione” delle abitudini quotidiane ha messo nel mirino proprio il contante. In questo quadro, lo sviluppo delle vere e proprie monete elettroniche, come le criptovalute, rappresenta solo una branca dell’operazione. Al momento, infatti, il denaro totalmente digitale non garantisce una stabilità monetaria, né tantomeno una sicurezza reale in termini di risparmio. In pandemia qualcuno c’aveva provato ma le riserve di Bitcoin non hanno garantito un riparo sufficiente dalla recessione innescata dalla pandemia. Il processo sarà più graduale. Le transazioni da remoto saranno l’inizio di un progressivo addio allo scambio tradizionale. Un nuovo capitolo della storia della moneta.