Pensioni minime, aumenti in vista: quali sono gli scenari per il 2023

Il Governo ha in mente delle novità inerenti le pensioni minime. Ecco quali potrebbero essere inserite nella prossima riforma dedicata a questa delicata tematica

L’obiettivo è quello di dare manforte ai pensionati che percepiscono un assegno molto basso e che a causa del carovita hanno visto diminuire il proprio potere di acquisto.

Pensioni minime
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La riforma delle pensioni è tra le più attese del 2022. Oltre a dover definire il sistema di uscita dal lavoro per gli anni a venire, è fondamentale per dar manforte a coloro che percepiscono importi molti bassi. 

A causa del continuo e drastico aumento dei prezzi la capacità di acquisto di queste persone è calato notevolmente. D’altronde, molti di loro vivono in uno stato di semi povertà con assegni inferiori a 500 al mese. 

Pensioni minime: qual è il nuovo importo previsto dal Governo

Oltre all’Esecutivo anche i sindacati spingono per cercare una soluzione in tal senso. In particolar modo il presidente dell’Anp-Cia della Puglia Franco Tinelli si è esposto in prima persona per evitare che migliaia di ex agricoltori pensionati precipitino in una condizione di indigenza. 

L’associazione si sta battendo da tempo per far equiparare i minimi pensionistici al 40% del reddito medio nazionale (650 euro) come previsto dalla Carta Sociale Europea. Con l’inflazione in forte rialzo non si può non prendere una contromisura volta a garantire un aumento delle pensioni a partire dal prossimo anno.

Allo stato attuale l’integrazione al trattamento minimo pensionistico vale 524,35 euro al mese. Ciò significa che a particolari condizioni di reddito, l’Inps integra l’assegno fino a questa soglia. Giungere a 650 euro non è poi così proibitivo visto che si tratta di una forbice minima. 

L’integrazione resta comunque riservata a coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996. A chi si è inserito successivamente non spetta alcuna protezione sociale. Se i contribuiti versati non sono soddisfacenti, la pensione non può essere integrata. Ciò rappresenta una sorta di condanna per chi è in questa situazione, che praticamente dovrà vivere in condizione di povertà. 

Per effetto di ciò è fondamentale intervenire affinché la fascia dei lavoratori quarantenni possano beneficiare quando ci sarà bisogno della pensione minima. Un importo di 650 euro al mese è una soglia che in Italia dovrebbe essere garantita senza troppi problemi a chi per qualsiasi motivo non ha potuto completare un percorso lavorativo continuo e pieno.