Pensione, rincari anche sul conto: ecco quanto “costa” l’accredito

L’aumento delle giacenze dovuto alla pandemia ha penalizzato i conti correnti, oltre che gli investimenti. E anche l’assegno di pensione produce un “costo”.

 

Rincaro per rincaro, a questo punto vale la pena fare un quadro complessivo dei vari costi. In primis quelli che riguardano il conto corrente, sul quale transita tutto il nostro denaro.

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La tenaglia dei costi non ha risparmiato nemmeno i conti bancari. Per questo, al momento dell’accredito pensionistico, al beneficio dell’assegno andrebbero aggiunti i costi dell’accredito. Un problema piuttosto diffuso, considerando che le maggiorazioni applicate dalle banche sui conti correnti riguardano qualsiasi tipologia di rapporto con il cliente, sia questo un pensionato o un lavoratore dipendente. In pratica, l’accredito dello stipendio o della pensione diventerebbe un costo da sostenere. Si parla chiaramente di cifre proporzionate all’operazione ma, in tempi di sofferenza economica diffusa, anche le virgole possono fare la differenza.

Tutto si riconduce ai cosiddetti “costi di tenuta”. Ossia le varie voci che contribuiscono a definire il costo complessivo del conto corrente, fra spese fisse e spese variabili. In questo senso, a essere maggiormente premiati con tariffe agevolate sono i giovani. Quindi coloro che, potenzialmente, potrebbero disporre di maggior capacità di spesa e di risparmio, considerando le aspettative di vita. Per tutti gli altri, in un mega-gruppo che comprende sia dipendenti che pensionati, i costi di tenuta annuali possono come niente superare i 100 euro. Una cifra indicativa naturalmente, visto che ogni banca applica i suoi costi di tenuta.

Pensione, le giacenze pesano: quanto costa l’accredito (e perché)

Non sarebbe quindi l’accredito in sé a produrre un costo, quanto l’accumulo delle spese di tenuta che, inevitabilmente, coinvolgono tutte le operazioni. Il rincaro sui costi di gestione, anche se ammortizzabile rispetto ad altre spese, finirà comunque per gravare sui conti correnti. Questo perché le banche stesse, vessate dalla crisi, hanno visto lievitare il rischio di dover arginare quella tendenza al risparmio che ha limitato grandemente gli investimenti. Un quadro generale che ha portato una giacenza maggiore sui conti e, di conseguenza, un aumento delle spese per gli istituti di credito. I quali, per rientrare delle pendenze con la Banca centrale europea, hanno applicato ai conti latenti l’aggravio delle commissioni.

Ora come ora, con una buona parte dei contribuenti che percepisce una pensione al di sotto della soglia dei 1.000 euro e con i costi di tenuta da onorare in forma obbligatoria, il bilancio finale produrrebbe una spesa ben oltre i parametri. Sempre tenendo conto della variabilità dei costi da banca a banca, una delle soluzioni più gettonate è la scelta di un conto corrente totalmente online. Un risparmio interessante, in quanto l’operatività non richiederebbe il supporto della filiale e l’agire in modo del tutto telematico produrrebbe una limitazione dei costi fissi. Per ridurli ulteriormente, l’alternativa sarebbe una ricaricabile con Iban sullo stile di PostePay Evolution. In pochi, però, sono disposti a rinunciare davvero al passaggio del denaro sul conto corrente. Questione di abitudine ma anche di sicurezza.