Bombe atomiche Usa in Italia: ecco dove sono gli ordigni degli altri

Lo spettro del nucleare incombe. E forse non tutti sanno che nel nostro Paese sono presenti delle bombe atomiche. Non nostre però.

 

E’ vero che c’è una guerra in atto. E che le conseguenze sull’Europa e su tutto il mondo Occidentale potrebbero essere devastanti, anche oltre gli effetti prettamente militari.

Bombe atomiche Usa Italia
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La facilità (e la frequenza) con la quale si fa riferimento alla minaccia atomica, però, è sempre sorprendente. Come se lo spettro della distruzione totale fosse il vero deterrente che impedisca ai Paesi di farsi la guerra. Una minaccia tacita (e nemmeno sempre) che non solo a quanto pare non funziona ma, addirittura, viene citata come se fosse possibile mandare all’aria ogni logica per buttarsi contro degli ordigni che, a battaglia finita, lascerebbero ben poco su cui disputare. La speranza è che la minaccia del nucleare, come fu durante la guerra fredda, resti tale. Perché l’umanità ha già vissuto sotto l’ombra del fungo della bomba atomica e, in un momento storico di sofferenza come quello attuale, di ulteriori paure non ne avrebbe di certo bisogno.

Del resto, il tema del nucleare è sempre stato divisivo. E non per forza nella sua declinazione bellica. Basti pensare a quanto accaduto in Italia nel 1987, quando gli italiani, all’indomani del disastro di Chernobyl, decisero tramite referendum di mettere i sigilli alle cinque centrali nucleari presenti sul territorio italiano, costruite al fine di incrementare la disponibilità energetica del Paese (ragione che, nel 1975, portò al primo Piano Energetico Nazionale). La questione dell’autosufficienza sul piano energetico è tornata ciclicamente a interrogare la cittadinanza. Che si mostrò convinta, nel 2011, a lasciare le cose come stavano e a fermare i nuovi progetti di sfruttamento dell’energia nucleare.

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Probabilmente nessuno, undici anni fa, si sarebbe aspettato che il tema delle bombe atomiche tornasse attuale. Forse, però, non tutti sanno che il nucleare in Italia in realtà c’è. E non solo sotto forma di centrali in disuso. La presenza del nostro Paese nell’Alleanza Atlantica, infatti, prevede che proprio sul territorio italiano siano “ospitati” degli ordigni nucleari. Non dell’esercito italiano ma di proprietà degli Stati Uniti d’America. Partiamo da un presupposto: se davvero i potenti della Terra dovessero decidere di dar voce alle bombe atomiche, non ci sarebbero bunker fantascientifici in grado di salvarci. A meno che non si prendano per buone le deliranti teorie del dottor Stranamore. Ma la vita non è un film, e questo si sa altrettanto bene.

Ebbene, per quanto riguarda le bombe atomiche americane sul territorio italiano, tutto è frutto dei patti stipulati in seno alla Nato. E, ancora una volta, risulta abbastanza evidente come la diplomazia venga fin troppo spesso interpretata come deterrenza a una guerra apocalittica. In effetti, il programma dell’Alleanza Atlantica che determina la presenza degli ordigni sul nostro territorio, parla proprio di “deterrenza nucleare”. In sostanza, il solo fatto che le bombe ci siano, dovrebbe agire come dissuasione da propositi bellici, sulla base di un’arma potenzialmente devastante che, in casi estremi chiaramente, potrebbe essere utilizzata. Non è nemmeno chiaro, per la verità, quante siano effettivamente le bombe americane “italiane”. Qualcuno stima un numero compreso fra 70 e 90.

Più chiaro, invece, dove siano conservate. Le basi sarebbero infatti situate ad Aviano, nella provincia di Pordenone, e a Ghedi, nei pressi di Brescia. Ordigni che, pur situati (in sicurezza naturalmente) nel nostro Paese, non potrebbero in alcun modo entrare nella disponibilità dello Stato italiano. Al quale, invece, è demandato il supporto militare soprattutto in campo aeronautico, con la fornitura di velivoli a duplice capacità. Ossia in grado di trasportare armi tradizionali e tutta la progenie di Little Boy e Fat Man. Con la speranza che la deterrenza resti soltanto deterrenza.