“Rischio razionamenti” non fatevi prendere dal panico: cosa potrebbe accadere

Le conseguenze della guerra portano il premier Draghi a parlare per la prima volta di razionamenti. Un’ipotesi (per fortuna) improbabile.

 

La guerra fa paura. Scoppiata in un Paese forse geograficamente lontano ma, economicamente parlando, ben più vicino di quanto dica il planisfero. Canali commerciali rapidi e, finora, assolutamente indispensabili.

Razionamento Draghi
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Se la crisi energetica è da inquadrare come diretta conseguenza (almeno in buona parte) dell’invasione russa dell’Ucraina, quella (possibile) degli approvvigionamenti potrebbe inserirsi fra quelle indirette. Nel primo caso, l’aggressione di Mosca, di fatto una violazione dell’ordine democratico, ha costretto l’Europa a rivedere gli accordi commerciali, anche a costo (come nel caso dell’Italia) di affrancarsi dalle forniture energetiche, soprattutto di gas. Nel secondo, è il Paese invaso a patire una limitazione delle esportazioni, specie dopo il blocco di alcuni importanti porti sul Mar Nero. Una combinazione di fattori imputabili alle derive del conflitto che, per estensione degli effetti, finisce per trascinare dentro anche chi militarmente ne è fuori.

Finora, gli italiani hanno vissuto le conseguenze della guerra sul piano emotivo. E l’assalto ai supermercati dei giorni scorsi, quando ancora le scorte sono presenti senza troppi problemi sugli scaffali, aveva dimostrato il subentro di un accenno di psicosi. Era bastato lo sciopero degli autotrasportatori a scatenare il panico, vista la possibilità che alcuni rifornimenti potessero ritardare per rimpinguare i supermercati. Ora, però, a intervenire sul tema è stato il presidente del Consiglio Mario Draghi, che nella conferenza stampa di ieri ha per la prima volta parlato di una possibile (e reale) crisi degli approvvigionamenti. Ma, ha tenuto a precisare, “senza allarmi”. Lo scenario, infatti, si concretizzerebbe solo se la situazione dovesse peggiorare ancora.

Le parole di Draghi: cos’è la “logica dei razionamenti”

Il premier ha inquadrato il tutto nella necessità di entrare in una logica di razionamenti. Anche se, almeno per ora, non ci sono evidenza circa la possibilità effettiva che uno scenario simile si verifichi. Eppure, l’argomento era stato affrontato anche dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo il quale le possibili carenze di gas potrebbero alzare ancora l’asticella dei prezzi. Costringendo, almeno per qualche tempo, a ridurre o a interrompere la produzione, procedendo quindi ai temuti razionamenti. Attenzione però: questo non significa che ai consumatori verrà tolta la possibilità di accedere all’energia o agli alimenti, ma una limitazione di acquisti e consumi tramite una distribuzione controllata. Per quanto riguarda il gas, funzionerebbe come il riscaldamento centralizzato di alcuni condomini.

Per quanto riguarda l’elettricità, il discorso è più complicato. Impossibile o quasi ridurre i consumi domestici, più probabile la ridistribuzione dell’illuminazione pubblica, con l’abbassamento durante alcune ore della notte. Per quanto riguarda i generi alimentari, invece, per il momento non si può parlare di emergenza. Anzi, anche quella dei razionamenti è soltanto un’ipotesi, per quanto non sia impossibile. In caso, il Governo dovrebbe ricorrere al cosiddetto “tetto” sui prodotti, già applicato in alcuni contesti. Si tratta, in sostanza, dell’acquisto limitato di alcuni generi alimentari fra quelli che potrebbero più risentire degli effetti della guerra (ad esempio l’olio di semi). Il tetto, però, potrebbe essere utile anche per limitare gli accaparramenti di alcuni prodotti, ovvero l’acquisto esagerato di determinati generi a scapito degli altri consumatori. Uno scenario ancora improbabile, per fortuna.