Leva obbligatoria, la notizia lascia di stucco: cosa sta succedendo sul web

Se doveste incontrare su internet un presunto documento attestante il ripristino della leva obbligatoria, sappiate che è un falso.

 

E’ abbastanza naturale che una situazione di incertezza come quella portata dalla guerra in Ucraina possa provocare dei piccoli corto circuiti. Sta di fatto che bisogna sempre prestare attenzione a ciò che è vero e a ciò che non lo è.

Leva obbligatoria bufala
Foto da Pixabay

Soprattutto quando c’è di mezzo il web, l’attenzione da prestare dev’essere sempre elevatissima. E, per quanto le cose possano sfuggire al nostro controllo, prima di dar credito alla prima informazione arrivata o incappata sulle reti di internet, faremmo bene a ricordarci che determinati atti da parte dello Stato italiano necessitano di procedimenti ben più complessi di una semplice firma. E allora è meglio chiarirlo subito: non c’è nessun ripristino della leva obbligatoria in vista. Bufale.net ha individuato e smascherato in poco tempo l’esistenza di un presunto documento firmato dal sedicente Sottocapo di Stato Maggiore che, di fatto, ripristinava la leva obbligatoria come misura emergenziale.

Vanno tenuti d’occhio essenzialmente due dettagli. Prima di tutto, una comunicazione simile, semmai esistesse, dovrebbe per forza passare dalla Gazzetta Ufficiale per poter essere considerata valida. E qui, almeno per il momento, non c’è nessuna traccia di comunicazioni simili. Più che altro, è stato disposto uno stato di emergenza relativo alla questione in Ucraina ma questo non significa il ripristino della leva obbligatoria. Per questo tipo di provvedimento, sarebbe necessario un decreto del Presidente della Repubblica, che dovrà prima essere deliberato dal Consiglio dei ministri. Inoltre, anche in questo caso, occorrerebbero determinate condizioni per fa far sì che il provvedimento sia valido.

Leva obbligatoria, come funziona il ripristino

Dal momento che la leva militare obbligatoria non esiste più da tempo, rimpiazzata di fatto dall’ingresso volontario nelle Forze armate, per far sì che vi sia una chiamata generale alle armi, è necessario innanzitutto che non vi siano abbastanza militari volontari. Secondo l’articolo 1929 del Codice militare, infatti, le eventuali vacanze di organico potranno essere colmate con la leva obbligatoria solo qualora il personale volontario sia insufficiente. E non sia possibile riempire il vuoto tramite le predisposizioni di mobilitazione. Tale situazione richiederebbe peraltro elementi che, a oggi, non sussistono in alcun modo. Ad esempio, la deliberazione dello stato di guerra, secondo l’articolo 78 della Costituzione. Oppure uno stato di crisi che andrebbe a giustificare la necessità di un aumento della forza militare.

In sostanza, i presupposti per un rafforzamento del contingente militare dovranno essere estremamente fondati. E, soprattutto, l’eventuale leva obbligatoria non sarebbe in ogni caso rivolta a tutti senza tenere conto di alcuni aspetti. Prima di tutto, infatti, si procederebbe con il richiamo in servizio del personale militare volontario che abbia cessato il servizio da non oltre cinque anni. Esclusi gli appartenenti alle Forze di Polizia, all’ordinamento civile oppure ai Vigili del fuoco. In pratica, prima di poter dire sul serio che vi sia un’effettiva chiamata alle armi, bisogna tener conto di questi passaggi. I quali, dalla delibera del Consiglio dei Ministri al decreto del Presidente della Repubblica, sono decisamente troppo mediatici perché non se ne sappia nulla. In assenza di questi, qualsiasi presunto documento circolante sul web sarebbe da considerare un falso.