Russia e Ucraina, la guerra non è ad armi pari: quanto spende Mosca per l’esercito

Investimenti agli antipodi, forze in campo anche: la differenza nella guerra fra Russia e Ucraina la fanno (anche) i numeri. 

 

Continuano ad arrivare notizie inquietanti da Kiev e dalle altre città ucraine assediate dall’esercito russo. Le bombe che cadono su obiettivi civili, gente comune che si inginocchio di fronte ai tank, come più di trent’anni fa in Piazza Tienanmen.

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Foto da Pixabay

E’ un’escalation continua quella che rischia di trasformare le sorti dell’Ucraina nell’ago della bilancia del futuro occidentale. Nella giornata di ieri, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha parlato dello scenario alternativo alle sanzioni. E, per inciso, quello che si verificherebbe qualora le stangate economiche non ottenessero l’effetto sperato. La facilità con cui si ricorre alla dicitura di “terza guerra mondiale” palesa, una volta di più, il fallimento dei tentativi diplomatici di trovare una quadra sugli interessi di natura internazionale. E a Kiev e dintorni continuano a cadere bombe. Nella giornata di ieri, è stato denunciato persino il ricorso a giocattoli e telefoni cellulari sganciati dall’alto pieni di esplosivo.

La guerra non risponde mai a dettami etici. Altrimenti le armi, anziché essere uno dei mercati più floridi, non avrebbero ragione di esistere. E gli eserciti, anche i più potenti, fanno ricorso a qualsiasi per ottenere il proprio scopo. Sul definire le possibili mire geopolitiche della Russia inizia a esserci una certa convergenza. E nelle ultime ore, il presidente ucraino Zelensky ha aperto per l’ennesima volta a una trattativa, da tenere però in un terreno neutro che non sia quello di Minsk, capitale della Bielorussia. Intanto, il governo ucraino ha distribuito oltre 10 mila armi ai civili, come ultimo disperato tentativo di arginare l’avanzata dei carri armati russi. E, al contempo, un dettaglio abbastanza indicativo sulla disparità delle forze in campo.

Russia e Ucraina, la guerra in numeri

Non che questo stia impedendo agli ucraini di fare del loro meglio per mantenere la propria sovranità nazionale. Sul piano dei numeri, però, la guerra è tutt’altro che ad armi pari. In campo, infatti, c’è uno degli eserciti meglio attrezzati e, soprattutto, destinatario di investimenti pesanti per l’aggiornamento della tecnologia bellica e la preparazione dei soldati. Basti pensare che la Russia concede a ogni nuovo arruolato quasi 600 euro al mese. La flessione degli anni Novanta sembra un ricordo.

Subito dopo la disgregazione dell’Urss, la Federazione russa (secondo le analisi del Sipri di Stoccolma) ha destinato circa il 3% del proprio Pil all’esercito, scendendo sensibilmente rispetto al precedente 4,9%. Cifre tornate a salire a partire dal 1999, anno del primo insediamento di Vladimir Putin al Governo. Nel 2014 si era arrivati già al 4,5% del Pil, ovvero l’11,8% del budget relativo alle spese governative. Due anni dopo si è toccata quota5,3%.

Gli investimenti di Mosca e Kiev

Il confronto con gli investimenti ucraini è impietoso. Nel 2021, ad esempio, il governo Zelenksy ha destinato 4,7 miliardi di dollari all’esercito, mentre Mosca ne ha stanziati circa 45,8. Chiaramente, il tutto si riflette sul numero degli effettivi in campo: i militari in servizio attivo per le Forze armate russe sono circa 900 mila (200 mila schierati sul fronte ucraino), ai quali aggiungere 2 milioni di riservisti. In Ucraina, invece, i 900 mila sono proprio i riservisti, mentre gli effettivi inquadrati nell’esercito sono 196 mila. Non va dimenticato, inoltre, che i maggiori finanziamenti hanno fatto sì che l’esercito di Mosca possedesse armamenti bellici decisamente più moderni rispetto a quelli ucraini, perlopiù risalenti al periodo sovietico. In ballo c’era l’intervento della Nato anche per un contributo allo sviluppo degli armamenti.