La fine dell’era della plastica monouso è ormai alle porte. Per chi continuerà ad usarla sono previste delle multe piuttosto consistenti 

Plastica monouso
Fonte Adobe Stock

Ormai ci siamo. Dal 14 gennaio 2022 l’Europa dice stop alla plastica monouso attraverso l’entrata in vigore di una legge che ne vieta l’utilizzo. L’Italia al pari degli altri stati membri è pronta ad adeguarsi alla Single Use Plastic, che ha come obiettivo finale quello di frenare l’inquinamento provocato dalla plastica.

Una tutela per la natura e soprattutto per le nostre acque, sempre più deturpate da dannosi rifiuti plastici. Stavolta non c’è spazio per la tolleranza. Chi non si uniforma a queste nuove regole, rischia di dover pagare delle multe non propriamente tenere.

La raccolta dei tappi di plastica per le sedie a rotelle: verità o leggenda metropolitana?

Plastica monouso: a quanto ammontano le multe per chi non segue le regole

Le sanzioni amministrative previste vanno da un minimo di 2.500 euro ad un massimo di 25mila euro per l’immissione sul mercato o la messa a disposizione di prodotti in violazione di quanto previsto dalla norma.

L’obiettivo è di arrivare nel giro di 4-5 anni a risultati soddisfacenti per poi fare nuovamente il punto e provare a ridiscutere sulla plastica biodegradabile, che al momento è inclusa nella direttiva.

Insomma, ci si dovrà abituare all’assenza di piatti, posate, bicchieri, cotton fioc, cannucce e anche palloncini di plastica. Addio anche ai sacchetti per fare la spesa, contenitori per cibi e bevande, coperchi e tappi. Naturalmente sarà concessa la possibilità di esaurire le scorte sia in casa che nei magazzini di negozi e aziende.

Plastica monouso, addio a gennaio: cosa non si potrà più usare

D’altronde in Europa vengono prodotte ogni anno circa 58 milioni di tonnellate di plastica. Principalmente viene utilizzata per gli imballaggi e per beni di consumo e articoli casalinghi. Seguono edilizia e costruzioni, apparecchiature elettriche o elettroniche e infine l’agricoltura. 

Il danno principale è che appena il 30% dei rifiuti in plastica viene poi riciclato. Ad aggravare la situazione è la non biodegradabilità della stragrande maggioranza della plastica utilizzata finora, che si va ad accumulare in natura, provocando un grave danno all’intero ecosistema. Adesso però con questo nuovo scenario, l’auspicio è di dare una bella spallata ad un problema che è stato trascinato per troppi anni.