Fra le novità per il pensionamento nel 2022 c’è la permanenza e il rafforzamento dell’Ape Sociale. E resta anche la Quota 41 per i lavoratori precoci.

Lavori usuranti Ape sociale
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La riforma delle pensioni ci sarà. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo ha ribadito nel corso della conferenza stampa di fine anno e anche a margine dell’incontro coi sindacati a Palazzo Chigi del 21 dicembre scorso. Il Governo, ha spiegato il premier, è pronto ad aprire “un cantiere” per discutere della riforma, a patto che la sostenibilità del sistema non sia messa a repentaglio, né sul medio né sul lungo periodo. E nemmeno nel contesto europeo, ormai faro di ogni azione dei Paesi membri, non solo sul fronte delle nuove politiche sostenibili. Quello che appare certo è che sarà un 2022 di trattative, con tanto di calendario apposito.

L’obiettivo è arrivare al 2023 con un pacchetto di misure che possa rispondere alle esigenze di tutte le categorie di lavoratori, sciogliere i nodi e risolvere le impasse. Per il momento, si cercherà di trascorrere il nuovo anno con una serie di sistemi rafforzati, per traghettare il meccanismo delle pensioni attraverso una serie di proroghe che consentiranno di accedere a determinate agevolazioni. Opzione Donna e Ape Sociale, in particolare, saranno le misure protagoniste del 2022. La prima sembrava destinata alla scadenza, finendo per essere rinnovata. La seconda, porterà a dama i lavoratori usuranti, allargando peraltro il proprio raggio d’azione.

Ape Sociale, lavori usuranti e lavoratori precoci: chi andrà in pensione prima

In sostanza, anche nel 2022 si potrà andare in pensione anticipata grazie allo strumento dell’Ape Sociale. La Legge di Bilancio ha infatti prorogato di un anno gli effetti della misura che, anzi, ha visto aumentare le categorie di lavoratori potenzialmente interessate a fruirne. Le figure professionali che potranno beneficiare del pensionamento anticipato sono infatti aumentate, con particolari novità per i lavoratori edili e i ceramisti. Questi ultimi, infatti, potranno andare in pensione anche con “soli” 32 anni di contributi. Del resto, per i lavori usuranti è diventata più flessibile, consentendo ad altri contribuenti di accedere all’Ape Sociale a 63 anni di età e 36 di anzianità contributiva. Nel nuovo maxi-elenco, inoltre, sono state incluse professioni come i professori di scuola primaria e altre ancora, per un totale di 23.

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Importanti novità anche sul fronte della cosiddetta Quota 41, ovvero quella destinata ai cosiddetti lavoratori precoci. Nello specifico, l’Ape Sociale potrà essere utilizzato per coloro che abbiano versato perlomeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età. Il requisito indispensabile, sarà l’aver versato almeno 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. La misura potrà comunque essere fruita nel caso in cui il contribuente attesti particolari condizioni di disagio sociale.