Lavorare in Giappone è un’ottima scelta laddove l’obiettivo sia quello di cambiare vita e di confrontarsi con un paese molto diverso dal nostro.

Lavorare in Giappone

Il sogno di lavorare in Giappone appartiene a molti. E certamente è nella mente di tutti coloro che amano ed apprezzano la cultura orientale. Da parte sua, la terra nipponica ha infatti molto da offrire. Non soltanto ai visitatori e turisti, ma anche a coloro che intendono lavorare in questo paese, nella finalità di trasferirsi stabilmente e di fatto cambiare vita.

Il Giappone è ricco di bellezze naturali, panorami mozzafiato e località da vedere e visitare. Mentre le sue tante metropoli spiccano per ordine, organizzazione e servizi pubblici all’altezza. I trasporti in Giappone funzionano efficacemente. Nelle grandi città vi è un facile accesso alle aree all’aperto in cui svolgere le attività del tempo libero.

Come si può intuire, sono diversi gli elementi che giocano a favore del Giappone. Elementi che che potrebbero spingere a considerare concretamente l’idea di andare a vivere da quelle parti. Ma prima di decidere di fare le valige e prendere l’aereo con destinazione Tokio, è molto importante aver ben chiari alcuni tratti della società locale. Di che tipo di paese si tratta? Anche in rapporto alla ricerca del lavoro, quali sono le sue caratteristiche più interessanti? Quali sono i documenti e gli step burocratici da rispettare? Quali i lavori più richiesti e quali gli stipendi? Scopriamolo di seguito in questa sintetica guida pratica.

Lavorare in Giappone: il contesto di riferimento

Come accennato, il Giappone è un ottimo posto non soltanto da visitare nell’ambito di una vacanza, ma anche per vivere e lavorare stabilmente.

Del Giappone moltissime persone amano la cultura, la storia, l’ordine, il cibo, la tecnologia, la gentilezza delle persone: sono elementi che giustificano l’opzione di un trasferimento in terra nipponica, per motivi di lavoro e di fatto per dare una svolta alla propria esistenza.

Educazione, rispetto dei diritti civili, mercato del lavoro dinamico, bassi livelli di criminalità, efficaci servizi alla cittadinanza, eccellente rete delle infrastrutture: si tratta di una altra serie di fattori che subito ci fanno capire che il Giappone offre potenzialmente tutto quanto serve per un trasferimento che si riveli una scelta azzeccata.

Perciò, nonostante il delicato periodo che stiamo vivendo a livello socio-economico, sono sempre tanti coloro che progettano di andare a lavorare in terra nipponica. Nel paese si possono sempre trovare nuove opportunità lavorative, ma attenzione: la conoscenza della lingua locale è praticamente indispensabile.

Vero è che la situazione sta almeno in parte cambiando poiché le aziende giapponesi diventano sempre più globali. Tante infatti le multinazionali con uffici in Giappone, nelle quali è possibile comunicare in inglese con i colleghi. Ma va da sé che in caso di permanenza pluriennale in Giappone, occorrerà acquisire una buona conoscenza della lingua giapponese, tuttavia ostica sotto molti punti di vista. Ciò consentirà di estendere la rete di conoscenze ed amicizie a livello locale e sicuramente darà una spinta anche in chiave lavorativa.

Giappone: economia, settori di punta, internazionalità

Da notare che oggi questo paese situato nell’estremo Oriente è da ritenersi incluso nella lista delle prime potenze mondiali. La sua economia si basa sulla presenza di non poche aziende private e soprattutto sul settore terziario. Inoltre, l’economia giapponese spinge molto sull’export e sullo sviluppo delle tecnologie, ma anche sul mondo del turismo, visto l’alto numero di visitatori annui.

E non deve stupire che il tasso di disoccupazione sia oggi molto basso, corrispondendo a pochi punti percentuale. In Giappone, in linea generale, è possibile trovare lavoro un po’ in tutti i campi. La differenza la fanno preparazione, forza di volontà e le conoscenze linguistiche.

Come accennato poco sopra, molti ambienti di lavoro sono caratterizzati da una marcata internazionalità, e negli uffici non è di certo raro trovare impiegati e dirigenti provenienti da decine e decine di paesi del globo.

Il Giappone è un paese aperto al mondo, democratico e meritocratico. Ma è pur vero che a causa delle forti differenze culturali fra Italia e Giappone, una delle modalità più praticate e più consigliate per pensare poi di andare a lavorare da quelle parti in modo stabile, è rappresentata dall’esperienza di tirocinio. Proprio questa tipologia di esperienza formativa serve al giovane tirocinante per prendere confidenza – in modo graduale – con una cultura assai differente dalla nostra, imparando le basi della lingua giapponese e scoprendo quelle che sono le regole di comportamento, comunemente utilizzate tra le persone che comunicano in terra nipponica.

Lo abbiamo detto: in Giappone il sistema, a differenza che qui da noi, è molto meritocratico e premiale. Al contempo, però la concorrenza è consistente e vi è un alto tasso di competitività sul lavoro. Per fare un esempio pratico, in Giappone – a differenza che in diversi altri paesi del mondo – fare gli straordinari è cosa diffusa se non normale, mentre arrivare in ritardo in ufficio non è mai giustificato. Non solo. I datori di lavoro del luogo apprezzano molto l’attitudine ad instaurare un buon rapporto con i propri colleghi, che si rintraccia particolarmente nei lavoratori occidentali, tra cui gli italiani.

Lavorare in Giappone: il mercato del lavoro e il fattore demografico

Spesso il Giappone è citato come uno dei paesi più sviluppati e tecnologicamente avanzati in tutto il pianeta. Ma vero è che l’economia giapponese sta sostenendo delicate sfide demografiche, legate ad una società che invecchia sempre di più e ad un tasso di natalità in calo. D’altronde l’aumento della popolazione anziana e il calo del numero di persone che decide di avere figli sono elementi caratterizzanti della società moderne.

Questo scenario ha condotto a una netta diminuzione della forza lavoro locale e ad una più forte necessità per le organizzazioni, gli enti e le aziende di considerare i talenti stranieri per far fronte alle costanti richieste del dinamico mercato del lavoro nipponico. Settori particolarmente colpiti sono quelli dei servizi e dell’ospitalità.

Ecco perché non devono stupire alcune recenti scelte, da parte del Governo giapponese. Ci riferiamo all’aumento dei visti di lavoro emessi annualmente, all’allentamento dei requisiti per i visti in alcune zone del paese e alle modifiche che intendono rendere più flessibili le politiche di immigrazione.

In virtù di queste novità sostanziali, che hanno a che fare con l’evoluzione economica e demografica del paese, le opportunità per i lavoratori italiani e stranieri in Giappone sono cresciute negli ultimi anni, sia nel tipo di lavoro che nei settori in cui individuare offerte di lavoro compatibili con il proprio percorso di studi e professionale.

Lavorare in Giappone: l’importanza della lingua e il fattore laurea

Lo abbiamo detto: conoscere la lingua giapponese o avere le capacità di apprenderla velocemente è un elemento che fa la differenza, sia sul piano di una possibile assunzione, sia sul piano delle nuove conoscenze.

Ma è assodato che per quanto riguarda i lavori per profili specializzati, nei quali non è incluso il contatto col pubblico, oppure per i lavori in società multinazionali che hanno filiali in terra nipponica, non serve per forza padroneggiare la lingua locale, o almeno non subito. Basta l’inglese.

Molto utile è iniziare la propria esperienza, frequentando una scuola di lingua in Giappone. Per questa via, sarà possibile ottenere con facilità un visto che non soltanto consentirà di restare nel paese per fini di studio, ma darà anche la possibilità di trovare un iniziale lavoro part-time.

I vantaggi del corso di lingua in Giappone sono evidenti: più velocità di apprendimento della lingua rispetto allo studio in Italia, e sarà possibile avere più contatti col mondo del lavoro giapponese. L’unico lato negativo è che per accedere a questi corsi, è necessario un esborso non indifferente. Ecco perché prima di partire alla volta del Giappone, è assai consigliabile mettere da parte una buona quantità di risparmi.

Insomma, pagare i vari costi connessi alla permanenza (biglietto aereo, retta scolastica, affitto e tanto altro) impone una disponibilità economica di rilievo. Anche perché, in terra nipponica, il costo della vita è piuttosto elevato.

Anche in questo paese non è fondamentale per firmare un contratto di lavoro, ma aiuta non poco. Ci riferiamo ovviamente alla laurea, un requisito assai utile per chi ambisce ad ottenere un visto lavorativo e stabilirsi in Giappone. Essa infatti nella prassi è spesso richiesta dall’ufficio immigrazione, da cui dipende l’ottenimento dei documenti obbligatori alla permanenza nel Paese. Insomma, la laurea garantisce una marcia in più all’inizio, che potrebbe aiutare ad inserirsi nella società giapponese in tempi relativamente brevi.

Inoltre, non bisogna dimenticare che in non poche situazioni, la sola alternativa alla laurea considerata dall’ufficio immigrazione, è rappresentata da un’esperienza comprovabile di molti anni – di solito almeno una decina – nella propria professione. Anche questo si rivela fondamentale allo scopo di ottenere un visto lavorativo.

Lavorare in Giappone, documenti e burocrazia: ecco cosa ricordare

Per vari motivi il Giappone è dunque un’ottima destinazione, non solo per una vacanza, ma anche per un trasferimento vero e proprio. Chi intende restare là a lungo deve però tener conto della burocrazia e dei documenti.

Al fine di vivere e lavorare in Giappone, hanno rilievo il passaporto in corso di validità, il visto e, in particolare, il Certificato di Eleggibilità. Si tratta di un documento ufficiale, firmato da un datore di lavoro o da una scuola, che si obbligano a supportare lo straniero – nel nostro caso, l’expat italiano – dal punto di vista economico, per tutta la permanenza in terra nipponica. In virtù di questo documento sarà poi possibile conseguire il visto.

Se si tratta di cittadini italiani che visitano il Giappone a scopi di turismo e vacanza, entrare nel paese è molto agevole. Infatti, sussistono accordi bilaterali con l’Italia, e per soggiorni di durata inferiore ai 90 giorni non è obbligatorio un vero e proprio visto d’ingresso.

Tuttavia, la strada si complica per chi intende restare in Giappone più di alcuni mesi, e potenzialmente per molto tempo. Infatti, chi intende rimanere più a lungo di 90 giorni, perché intende svolgere un lavoro in terra nipponica, dovrà farsi strada in una vera e propria giungla burocratica. In Giappone sono previste 27 distinte tipologie di visto molto specifiche. Eccone alcune delle più diffuse e che non possiamo non menzionare.

Lavorare in Giappone: quali sono i visti più importanti?

Student Visa

Si tratta di uno dei visti più sfruttati e consiste nel visto studentesco che permette di frequentare una scuola del Giappone o un corso universitario. La prassi per conseguire questo visto comporta il coinvolgimento dell’istituto o dell’università nella quale si vuole andare a studiare. Inoltre, il documento dà la possibilità di lavorare part time, con permesso dello stesso istituto.

Visto per lavoratori altamente qualificati

Se il potenziale expat si domanda quali altri e diversi adempimenti burocratici sono richiesti, non possiamo non rimarcare che vi sono anche vari tipi di visti, emessi in rapporto alla qualifica professionale con cui si intende lavorare in Giappone.

In particolare, il visto per lavoratori molto qualificati ha durata di 5 anni ed è assegnato agli stranieri specializzati nel proprio ambito lavorativo. Per poterlo ottenere è obbligatoria una laurea magistrale o un dottorato, una buona competenza in fatto di lingua giapponese e una comprovata esperienza lavorativa, oppure varie pubblicazioni scientifiche. Il visto peraltro riguarda anche il coniuge, i figli e i genitori, che possono seguire il diretto interessato in Giappone.

Visto per imprenditori

Altra tipologia di visto è quella per gli imprenditori, o visto Start-up, mirato a coloro che intendono aprire un’attività in terra giapponese o allargare la propria rete sul territorio di questo paese. La durata massima corrisponde a 6 mesi ed è valido anche per il coniuge e gli eventuali figli, che sono dunque coperti.

Visto familiare

Gli stranieri che hanno relazioni di parentela con cittadini giapponesi, o che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato, possono conseguire un visto familiare, con la possibilità di lavorare in ogni settore, senza alcun vincolo previsto dalla legge, proprio come i cittadini giapponesi.

Visto temporaneo

Il visto temporaneo, vale a dire quello che è assegnato con un comune timbro sul passaporto quando ci si reca in Giappone per periodi al di sotto dei 90 giorni (turismo), non permette invece di lavorare.

Lo abbiamo notato poco sopra: vi sono tantissime tipologie di visto. Ricordiamo che per conseguire questi fondamentali documenti o anche soltanto per avere ulteriori informazioni inerenti alla propria situazione personale, è opportuno fare riferimento al sito web ufficiale dell’ambasciata giapponese.

Non bisogna inoltre dimenticare che, una volta arrivati in Giappone è obbligatorio aprire un conto in banca presso una filiale locale. Per la stragrande maggioranza delle attività di lavoro, infatti, avere un conto in banca è un fattore essenziale per l’assunzione. Infatti, le aziende del Giappone pagano con puntualità, ma esigono di poter versare lo stipendio in un conto in banca aperto localmente. L’interessato a lavorare in Giappone deve poi ricordare di acquistare una Sim Card locale ed è raccomandabile firmare una efficace assicurazione di viaggio che garantisca contro ogni possibile evenienza sia sanitaria che legale.

I vantaggi del visto studentesco

Come emerso finora in questo articolo, in Giappone non mancano consistenti differenze culturali, di abitudini e di lingua rispetto all’Occidente, ed in particolare rispetto all’Italia. Insomma, colui che è interessato ad andare a lavorare in Giappone, potrebbe essere pervaso da non pochi dubbi sull’opportunità di una scelta così drastica.

Perciò una buona idea è quella di trascorrere alcuni mesi in Giappone con il visto studentesco.

E’ facilissimo da ottenere, e presenta molti vantaggi. Tra essi, la possibilità di imparare la lingua giapponese più rapidamente rispetto a ogni altro corso compiuto nel nostro paese. Inoltre, grazie a questo visto sarà possibile compiere le prime esperienze lavorative, sviluppando una certa confidenza con gli ambienti di lavoro del paese del Sol Levante e mettendo su una rete di relazioni ed amicizie che potrebbero orientare a nuove e più interessanti opportunità nel medio termine.

E non bisogna farsi ingannare dal nome: non esistono limiti di età per cominciare un percorso di studi in Giappone e dunque per ottenere il visto studentesco.

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Lavorare in Giappone: stipendi e professioni

Il mondo del lavoro giapponese è estremamente vivace e dinamico, lo abbiamo visto. Tra i vantaggi, vi sono stipendi significativamente più alti rispetto ad altri paesi del mondo, e comunque parametrati al costo della vita. Non solo: non mancano norme ad hoc sul piano della sicurezza sociale e sul lavoro.

Il tenore di vita nel complesso è molto buono e Tokio, in particolare, ha una comunità imprenditoriale internazionale molto vivace con la presenza di varie Camere di Commercio internazionali.

Da notare che l’industria del turismo giapponese necessità costantemente di figure che parlino più lingue: molto apprezzati i dipendenti d’albergo, i camerieri e i baristi in grado di parlare bene l’inglese e il giapponese. Anche i cuochi italiani sono assai considerati, proprio per la popolarità che la nostra cucina ha nel mondo.

Buone anche le opportunità di lavoro come interprete, traduttore, nel settore del servizio clienti o dell’import-export.

Molto apprezzati anche coloro i quali arrivano in Giappone per insegnare l’italiano: ciò si spiega se consideriamo la l’affetto dei giapponesi per la nostra cultura. Non per forza il possesso di una laurea è un criterio per assumere insegnanti. Infatti, non di rado il contratto di lavoro è proposto sulla base delle effettive e pregresse esperienze o sulla scorta dell’impressione generale che si fa al potenziale datore di lavoro.

Interessanti anche i ruoli di ricercatore in società o università, specialmente per chi ha degli ottimi titoli di studio e una buona conoscenza della lingua giapponese. Le lauree tecniche sono particolarmente apprezzate, come del resto in tutto il mondo. Quindi non sono poche solitamente le possibilità per i laureati in ingegneria, informatica o economia.

In base ai valori più aggiornati in nostro possesso, lo stipendio medio in Giappone è di poco sotto i 2.500 euro, ma d’altronde è proporzionato ad un costo della vita maggiore rispetto a quello italiano.

Ecco infine alcuni dati relativi ad alcuni stipendi medi in Giappone, divisi per professione/attività lavorativa:

  • Ingegnere: 5,414.8 €;
  • Ragioniere: 3,916.9 €;
  • Insegnante di scuola: 4,003.2 €;
  • Architetto: 4,665.4 €;
  • Medico: 9,273.8 €;
  • Infermiera: 4,723.2 €;
  • Farmacista = 6,710.6 €.
  • Babysitter: 1,526.4 €;
  • Cameriere: 2,274.8 €;
  • Muratore: 2,621.1 €;
  • Dentista: 11.405.4 €;
  • Avvocato: 6,969.6 €.

Concludendo, si tratta oggettivamente di cifre molto interessanti. Specialmente con riferimento ad alcune professioni come quella di medico o avvocato, sono in grado di garantire un ottimo tenore di vita. Inoltre, nel caso il lavoro sia a Tokio, bisogna tener conto che nella capitale del Giappone gli stipendi sono più alti di circa il 10%: ciò si combina al più elevato costo della vita nella maggiore metropoli del paese.