Italia senza pasta nel 2022, l’allarme preannuncia una prospettiva nera per i consumatori. Eppure il rischio è reale a causa della carenza di scorte di grano duro. Facciamo il punto della situazione.

allarme pasta
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Una prospettiva allarmante si sta delineando per il nuovo anno. L’Italia potrebbe rimanere senza pasta dato che le scorte di grano duro si stanno esaurendo. Quali sarebbero le conseguenze? Gli scaffali dei supermercati rimarrebbero sempre più vuoti, mese dopo mese, e fino all’esaurimento delle scorte i prezzi potrebbero lievitare oltre ogni limite. L’idea di un altro rincaro dopo luce, gas, carburante e altre materie prime spaventa i consumatori che non possono credere a quanto sta per accadere.

Cause dell’allarme pasta, perché rischiamo di rimanere senza

I cambiamenti climatici sono la causa principale della possibilità che noi italiani, amanti della pasta, potremmo dover rinunciare ad uno degli alimenti preferiti e fondamentali dei nostri pasti. L’estate scorsa è stata più calda del solito e i raccolti di grano del Canada sono stati distrutti. Stessa sorte per la produzione degli USA, paese colpito anch’esso da un caldo sorprendente. Il grano non resiste a temperature di 50 gradi – raggiunte in alcune zone del Canada – e la conseguenza è un’irreperibilità del prodotto.

In Italia, dunque, le ripercussioni si sono fatte sentire dato che nel nostro territorio non si produce molto grano duro. I terreni agricoli volti alla produzione del grano duro diminuiscono sempre più e solo un piatto su quattro è “farina del nostro sacco”. Il trend dovrebbe invertirsi per non rischiare di rimanere senza pasta ed evitare che l’allerta diventi realtà. Il Made in Italy dovrebbe essere supportato con incentivi ai produttori e grandi vantaggi anche per i consumatori in termini di qualità, sicurezza, genuinità. Oltretutto, acquistare all’estero significa spendere più soldi e aumentare i costi per i cittadini.

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Quanto ci costerà un piatto di pasta

I dati che arrivano non solo dal Canada ma anche dalla stessa Italia sono preoccupanti. Il costo del grano duro è alle stelle, ai massimi storici degli ultimi tredici anni e la situazione può solo peggiorare. La stima ad inizio anno della produzione del grano nel 2021 si sta rivelando sbagliata in negativo. I 4,3 milioni di tonnellate stimati non si sono realizzati ma la produzione si è fermata a 3,7 milioni.

Il grano duro manca, le quotazioni delle materie prime aumentano e il futuro si prospetta funesto. La Coldiretti spinge per aumentare la produzione italiana anche perché all’estero viene usato il glifosato, un erbicida piuttosto potente. Il grano italiano sarebbe di maggiore qualità e permetterebbe ai consumatori di cucinare tanti altri piatti di pasta. Al momento non rimane altro che farne scorta ed attendere una svolta in positivo della situazione.