Conto corrente a rischio, l’inflazione sfila denaro: ecco cosa sta succedendo

La strategia del denaro parcheggiato non funziona. Il tasso di inflazione pesa sul conto corrente, intaccando il valore reale della moneta.

Conto corrente inflazione
Foto © AdobeStock

L’avanzamento del tasso di inflazione continua a spaventare gli italiani. Tutto in aumento, se non già aumentato. Persino la colazione al bar potrebbe diventare proibitiva, o quantomeno una di quelle occasioni per rinunciare a qualcosa e conservare anche un minimo di denaro per far fronte ai tempi duri. Tanto per intenderci, far colazione con cappuccino e cornetto potrebbe costare fino al 63% in più rispetto a marzo 2020. Un quadro che scoraggia non solo la spesa semplice ma soprattutto l’investimento del denaro.

A rimetterci, anche in questo caso, potrebbe essere il conto corrente. I prezzi in rialzo sul consumo, infatti, non sono l’unico fronte che impegna i risparmiatori (nonostante solo in questo settore si parli di un incremento di spesa mensile dello 0,7%). L’aumento diffuso del tasso di inflazione, infatti, pesa anche sul denaro depositato sul conto corrente. La strategia del denaro parcheggiato è tutt’altro che d’aiuto in un momento storico in cui una fase di stagnazione significherebbe aggiungere ulteriori uscite a quelle già previste. E non solo per l’imposta di bollo applicata sul denaro giacente.

Conto corrente, il peso dell’inflazione: quali sono i costi in aumento

Il rendimento medio dell’anno in corso si attesta attorno allo 0,2%. Una percentuale non sufficiente a tamponare gli esborsi per canoni mensili e imposta di bollo, nel momento in cui il conto corrente supera quota 5 mila euro. A questo vanno aggiunti gli effetti dell’inflazione, ovvero l’aumento della differenza tra potere d’acquisto e costo dei beni. Una combo che rischia di annullare i rendimenti su titoli a poco tasso di rischio. Ossia quelli tendenzialmente più sicuri ma, per questo, con rendimenti meno interessanti. In pratica, l’aumento del costo del caffè (su anche dell’87%) e del latte (4,5%), sarà un cattivo affare anche per il denaro non utilizzato, visto che il presunto risparmio (solo apparente) portato dalla giacenza sarebbe azzerato dal costo lievitato dei beni essenziali.

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L’inflazione agisce in modo da erodere le disponibilità sul conto corrente. Ad esempio, su una disponibilità di 6 mila euro, un tasso di inflazione al 5% per 12 mesi finirebbe per risucchiare almeno 300 euro l’anno. Non letteralmente però. Nel senso che l’inflazione finirebbe per far perdere valore al denaro, dal momento che i prodotti costeranno di più e se ne potranno acquistare meno, alzando la differenza tra valore nominale e reale della moneta. Un paradosso del nostro tempo: il momento storico scoraggia l’investimento del denaro ma, allo stesso tempo, lasciarlo statico sul conto corrente porterebbe conseguenze alla lunga anche peggiori. Perché nell’investire, almeno, esiste la prospettiva di un rendimento. Nella stagnazione vigono solo effetti negativi.