Un emendamento in Manovra punta a sostenere i lavoratori più giovani. Un apporto per carriere occupazionali intermittenti ma non solo.

Fondo garanzia giovani
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Futuro e nuove generazioni. Due temi che dovrebbero andare di pari passo ma che invece, fin troppo spesso, si trovano a camminare su binari separati. Con la Manovra 2022, si cercherà di imprimere la svolta auspicata, piazzando 3 miliardi di euro di risorse da convogliare per i lavoratori più giovani. L’obiettivo non è solo garantire un’agevolazione per la formazione di nuovi nuclei familiari ma anche migliorare il comparto occupazionale, creando nuove opportunità per professionisti e non. In questa direzione, ad esempio, è andato il piano di assunzioni delle Regioni italiane che, per ottemperare alle strategie di semplificazione richieste per la sburocratizzazione delle pratiche, punterà su 1.000 nuove figure professionali.

Ma questo non è che il primo passo. Sarà questione di Fondo di garanzia, che integrerà gli assegni previdenziali per i giovani occupati dal 1996 in poi. Risorse che, per la precisione, dovrebbero essere stanziate a partire dal 2024 nella misura di 2,9 miliardi di euro. Si tratta di un emendamento alla Legge di Bilancio 2022 in discussione, nello specifico all’articolo 23 bis, il quale riconoscerà un diritto all’integrazione della pensione tramite maggiorazione dell’importo minimo sul trattamento di garanzia. Questo in funzione di una valorizzazione della carriera contributiva del lavoratore (sempre per i nati dopo il 1996) più equa.

Giovani e lavoro: il piano della Legge di Bilancio

Una mossa che cercherà di colmare il gap dei contributivi puri, spesso non sufficienti per i lavoratori più giovani a garantirsi un assegno pensionistico oltre il livello minimo di sostentamento. Al momento, infatti, la direzione di Quota 102 come misura ponte della riforma sulle pensioni non presuppone novità di rilievo per le nuove generazioni. Per le quali nemmeno le possibilità di uscita anticipata spostano di molto gli equilibri. Per tali soggetti, infatti, non esiste integrazione al minimo, mentre coloro con la possibilità di accedere ai trattamenti di pensione anticipata sarebbero una percentuale decisamente irrisoria. Resterebbe quindi il problema degli importi bassi per tali contribuenti, impossibilitati a ritirarsi in anticipo così come a sfruttare la pensione a 69 anni con 20 di contributi.

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Il Fondo di garanzia per i giovani, quindi, cercherà di colmare il vuoto degli anni contributivi mancanti dovuti all’intermittenza occupazionale (quindi al lavoro precario o non continuativo). Lavori che, peraltro, significano spesso operare senza le dovute tutele o le indennità riconosciute (ad esempio le coperture per maternità, assistenza ai familiari o malattia). Requisiti e modalità d’accesso saranno stabilite con l’eventuale approvazione in Legge di Bilancio 2022 del nuovo Fondo. Il che andrebbe a inserirsi nel più ampio dibattito sul restyling delle pensioni. Per il quale, però, l’orizzonte sembra essere quello del 2023.