Le forme d’investimento non riguardano solo l’azionariato. A volte un semplice bond a 30 anni può garantire una rendita interessante. Anche sul breve.

Investimento guadagno inflazione
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Investire non è solo questione di coraggio. La disponibilità di denaro è fondamentale per riuscire a trovare l’occasione giusta o, quantomeno, quella in grado di ridurre i rischi e incrementare potenzialmente i rendimenti. Come abbiamo avuto modo di vedere, a ogni modo, non tutti gli investimenti richiedono cifre esose. Anzi, lo Stato stesso mette a disposizione degli strumenti in grado di generare una rendita a percentuali di rischio minime. A ogni modo, per chi è addentro all’argomento, un investimento su reddito fisso viene considerato in potenza meno proficuo di un azionariato.

Il punto è che uno strumento come i Btp, rispetto al passato, sono in grado di fornire ugualmente un buon profitto, a prescindere dalla scadenza o dalla percentuale di interesse. La quale, a determinate circostanze, può offrire un rendimento migliore o peggiore. Ma la garanzia forte che li anima, permette ai bond di risultare comunque uno strumento sostanzialmente sicuro e con una rendita anche di buone percentuali se portati a scadenza.

Investimento proficuo: il Btp che fa guadagnare il 50%

Il tasso di inflazione galoppante, assieme alla logica prudenza portata da un periodo di crisi, ha portato gli investitori ad andarci piano con l’immissione del denaro con obiettivo rendita. Un po’ per avere disponibilità liquide immediate, un po’ anche per una sorta di sfiducia complessiva. Un buon esempio, però, potrebbe essere il Btp 3,85% emesso nel 2019 con scadenza 2049. Un bond trentennale che, dopo poco più di 30 mesi, viaggia su bilanci positivi nonostante l’avvento della pandemia e la risalita dell’inflazione al 3%. Ovvero livelli che non si vedevano da quasi dieci anni. Un bel banco di prova, a quanto pare superato appieno.

Il bond in questione (a tasso fisso) è stato emesso a febbraio 2019 dal Ministero dell’Economia, con codice ISIN IT0005363111. Con scadenza il 1° settembre 2049, i termini di godimento sono fissati all’1 di ogni settembre e marzo per i 28 anni che ancora mancano. Un dato importante è arrivato immediatamente: ben 13,342 miliardi di euro raccolti dal Tesoro già all’emissione, ovvero oltre quattro volte il capitale dell’ultima serie del Btp Futura. Senza contare che, rispetto ad altri (come il Futura 2033), il bond a 30 anni non consente l’accesso ad alcun premio fedeltà. E, chiaramente, allungando il periodo di scadenza esporrebbe potenzialmente a qualche rischio in più.

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Eppure i rendimenti sembrano in qualche modo più sicuri: cedola annua al 3,85% lordo (1,925% semestrale), ovvero 3,368% netto, con un 1,684% semestrale. Al momento, il rateo netto è allo 0,772%. Considerando che il titolo, al momento, scambia a 147,65 centesimi, il rendimento effettivo a scadenza è all’1,7% lordo. Praticamente lo stesso del Btp Futura 2033 ma solo se il premio fedeltà doppio pensato per i fedeli fino alla scadenza toccasse o quantomeno sfiorasse il massimo. In pratica, in circa tre anni, l’investimento ha permesso di incassare un flusso cedolare sopra al 10%. Una plusvalenza anche migliore senza inflazione.