Smartphone e tablet possono garantire gli stessi servizi di un tv (forse persino in modo migliore) ma sfuggono al Canone Rai.

Smartphone Canone Rai
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Se dovessero scegliere quale tassa gettare dalla torre, nonostante l’importo sia più esiguo rispetto ad altre, gli italiani opterebbero per il Canone Rai. La tassazione sulla televisione pubblica, specie dopo l’inclusione nella fattura per l’energia elettrica, è unanimemente la più detestata. Forse per le prerogative impiegate per applicarla che, di fatto, riguardano tutti in quanto ritenuti plausibilmente possessori di un dispositivo in grado di supportare le programmazioni della rete nazionale. Eppure, qualche settimana fa, l’amministratore delegato del Gruppo Rai, Carlo Fuortes, aveva lanciato un’ipotesi di rafforzamento della tassa, ponendo il raffronto con gli altri Paesi europei dove l’importo dovuto è decisamente più alto.

Il problema, secondo l’ad, è la struttura stessa del Canone Rai. Il quale è sì imposto a coloro che possiedono un televisore in casa in grado di supportare determinati servizi, ma non ad altro tipo di dispositivi che, allo stesso modo, potrebbero svolgere tali prestazioni. In effetti, il Canone non si applica a strumenti come smartphone e tablet, in possesso praticamente di chiunque e (soprattutto le versioni più recenti) in grado di offrire una vastità di servizi pari a quelli di qualsiasi televisore. Da qui la proposta di estendere il ventaglio dei tassati.

Canone Rai, la proposta di estensione a chi non paga

Un’ipotesi per il momento, anche se abbastanza concreta. Anche se, secondo Fuortes, il problema della discrepanza fra entrate e costi dei servizi sarebbe reale. Per questo sarebbe necessario l’estensione del pagamento del Canone Rai a coloro che non possiedono un televisore classico nella propria casa ma che possono comunque usufruire degli stessi servizi tramite smartphone e tablet. Strumenti che, al momento, non rientrano fra quelli tassati ma che, secondo l’ad, dovrebbero rientrarvi al pari dei tv. La proposta è stata presentata durante un’audizione in Commissione di Vigilanza. E, chiaramente, al grande pubblico non ha fatto piacere.

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In molti Paesi, la tassa viene applicata anche sui dispositivi mobili. In Italia per il momento non è così e, peraltro, un’eventuale applicazione porrebbe anche ulteriori problematiche. Ad esempio, non è chiaro se i casi di esenzione resterebbero gli stessi. Nel nostro Paese, per dirne una, sono esenti coloro che possiedono (in modo certificato) televisori non in grado di supportare i servizi previsti dal Canone Rai, così come chi ha compiuto 75 anni e possiede un reddito annuo complessivo non superiore a 8 mila euro. Requisiti che richiederanno comunque un’attestazione all’Agenzia delle Entrate.

Non pagano il canone tv, anche gli agenti diplomatici, i funzionari o gli impiegati consolari, ai quali si aggiungono i funzionari di organizzazioni internazionali, i militari stranieri o il personale civile non residente in Italia di cittadinanza non italiana appartenenti alle forze NATO di stanza in Italia.

Non pagano il canone anche i titolari di un’utenza elettrica che possono dichiarare che in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza elettrica a loro intestata è presente un apparecchio televisivo.

Almeno per ora, l’ipotesi di Fuortes è destinata a rimanere tale. Con buona pace delle discrepanze.