Il riposo durante la notte è fondamentale per rendere al meglio durante la giornata. Le apnee ostruttive risultano una patologia estremamente compromettente.

Patologia apnee notturne
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Un buon riposo notturno, molto spesso, è il viatico migliore per rendere al meglio sul luogo di lavoro. Evitare di dormire regolarmente o nel giusto quantitativo di ore, equivale a garantirsi delle giornate tutt’altro che pimpanti. Molto dipende dalle nostre abitudini naturalmente. Non fare troppo tardi la sera, perlomeno durante la settimana, diventa fondamentale per offrire buone prestazioni sul lavoro. E, naturalmente, per essere abbastanza in forma per reggere lo stress di un’intera giornata con tutti i suoi fattori (traffico, imprevisti, ecc.).

Il problema sorge nel momento in cui il riposo notturno non dipende esclusivamente dalle nostre buone abitudini. Esistono infatti dei disturbi che possono pregiudicare severamente il sonno e, di conseguenza, tutte le attività diurne che esso aiuta. Alcune di queste vengono inquadrate persino dall’Inail fra quelle in grado di provocare persino degli infortuni sul lavoro. Una patologia in particolare che, nell’immaginario collettivo, si circoscrive al riposo notturno ma che può portare serie conseguenze anche durante l’operatività diurna. Si tratta della Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas), disturbo frequente seppur poco diagnosticato.

Apnee ostruttive: quali infortuni derivano dalla patologia

Le apnee ostruttive vengono provocate dalla chiusura (parziale o completa) delle vie aree durante il sonno. Si tratta di episodi di breve durata ma che possono verificarsi frequentemente. Al termine dell’interruzione, la respirazione riprende in modo regolare. Una patologia che si riscontra perlopiù negli uomini adulti, di età compresa fra i 40 e gli 80 anni, e può essere provocata da fattori quali il consumo di sigarette, l’eccessiva sedentarietà o altre patologie come l’obesità. Chiaramente, tale condizione può comportare dei rischi immediati e anche altri durante il resto della giornata.

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Il problema può risiedere nella scarsa ossigenazione del cervello e degli altri organi durante la notte, proprio a causa della patologia. Questo, durante il giorno, può portare a uno stato di stanchezza, a una sensazione di fatica e persino a una sonnolenza cronica. Il che, naturalmente, si ripercuote sull’attività lavorativa. La scarsa produttività risulta quindi una conseguenza riflessa, che si unisce agli esborsi sanitari richiesti per porre rimedio al problema. Inoltre, in determinati contesti di lavoro, questo tipo di condizione potrebbe favorire il manifestarsi di incidenti e infortuni. La diagnosi, in questi casi, risulta fondamentale. Intervenire tempestivamente sul problema diventa la pietra d’angolo per evitare quelli derivati. Potenzialmente anche molto seri.