Alcune categorie di lavoratori hanno subito la batosta peggiore. Per le Partite Iva, il Covid ha esasperato una crisi quasi ventennale.

Partite Iva Covid
Foto © AdobeStock

Pochi settori sono stati risparmiati dalla crisi socio-economica portata dall’emergenza Covid. E anche vero, però, che il colpo di martello è ricaduto non in eguale misura. Alcuni lavori, più di altri, si ritroveranno a dover fronteggiare più a lungo gli effetti deleteri del cambiamento, invischiati in una crisi di settore (vuoi per risorse inferiori o per radicali cambiamenti nei sistemi di assolvimento delle mansioni) che rischia di trascinarsi per lungo tempo. Ma a subire il peggio non è stato tanto un settore, quanto piuttosto una categoria di lavoratori, identificabili come Partite Iva. Un’antonomasia che include una fetta enorme di autonomi.

I dati dell’Ufficio studi della Cgia parlano chiaro. E sono spiazzanti: il numero complessivo dei lavoratori indipendenti, da febbraio 2020 ad agosto 2021, è diminuito di ben 302 mila unità. Ovvero, un calo del 5,8%. Riduzione andata di pari passo a quella dei lavoratori dipendenti, scesi di 89 mila unità (- 0,5%). Numeri che confermano, se mai ce ne fosse bisogno, come gli effetti della pandemia siano destinati a farsi sentire ancora a lungo. Dietro ogni lavoratore, infatti, c’è un contesto familiare al quale provvedere. Senza contare che la cessazione dell’attività autonoma impone, perlopiù, un ripensamento dell’attività lavorativa in altri settori. Cosa non sempre semplice, specie in un periodo di crisi.

Partite Iva k.o. con la pandemia: le ragioni del disastro

Secondo gli analisti, la pandemia ha esasperato problemi già esistenti che da tempo affliggevano le microimprese. Dalle tassazioni al deficit di credito, la riduzione della mobilità, le chiusure e il crollo dei consumi hanno assestato il colpo finale. Senza considerare l’ampliamento dell’e-commerce e di tutto ciò che è declinabile all’online, unico vero settore uscito indenne (e per certi versi rafforzato) dall’emergenza Covid. Le Partite Iva che gestiscono micro-attività, infatti, sopravvivono grazie alla domanda interna, territoriale. E, solo nel 2020, i consumi delle famiglie sono colati a picco: ben 130 miliardi di euro in meno, ovvero i soldi che garantivano i ricavi di quelle attività lì.

LEGGI ANCHE >>> Dipendenti e partite IVA, occhio al conto corrente: i movimenti che scatenano il Fisco

Del resto, come detto, la crisi del lavoro autonomo non è questione dell’ultimo anno e mezzo. Basti pensare che, dal 2004 a oggi, non si è mai più superato il numero massimo di aperture di Partite Iva raggiunto in quell’anno (6.303.000 unità in quel momento). A gennaio 2021, si è toccato il punto più basso: meno di 5 milioni di autonomi in tutto il territorio italiano. E nemmeno la risalita di primavera ha portato grossi miglioramenti, non portando a raggiungere nemmeno la soglia dei 5 milioni. Un’emergenza che interrogherà il Governo nelle prossime settimane, per affiancare alle risorse ormai già distribuite dei ristori vari anche ulteriori misure di sopravvivenza della categoria. Altrimenti destinata quasi all’estinzione.