Brutte notizie per molti pensionati che rischiano di dover fare i conti con un vero e proprio incubo a causa del pignoramento della loro pensione.

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La pensione si presenta come un traguardo importantissimo della propria vita. Soprattutto considerando che viene raggiunto dopo aver trascorso la maggior parte della propria esistenza all’insegna del lavoro. Come noto, per ottenere l’accesso a tale trattamento è necessario essere in possesso di determinati requisiti dal punto di vista anagrafico e contributivo. Anche una volto maturato il diritto a tale trattamento, però, non bisogna mai abbassare la guardia.

Sono tanti, purtroppo, i pensionati che, complice anche la crisi causata dal Covid, si ritrovano a dover fare i conti con una difficile gestione delle finanze personali. Se tutto questo non bastasse, in molti temono di dover fare i conti con alcuni debiti pregressi. Situazione, quest’ultima, che coinvolge un gran numero di persone, che per questo motivo si chiedono come funziona il pignoramento e quali siano i limiti da prendere in considerazione. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Pensione a rischio, occhio al pignoramento: tutto quello che c’è da sapere

Molti sono gli imprevisti che possono capitare nella vita. Lo sanno bene coloro che possono non riuscire ad adempiere ai vari impegni presi, finendo per accumulare dei debiti. Una situazione che può portare a dover fare i conti con il pignoramento, attraverso il quale i propri creditori possono andare ad aggredire la pensione del debitore.

A tal proposito bisogna sapere che, se il pignoramento avviene presso l’ente che eroga il trattamento, prima che venga accreditato al pensionato, il limite di pignoramento non può superare un quinto dell’importo netto della pensione mensile. Quest’ultimo, ricordiamo, deve essere calcolato sulla parte che supera il cosiddetto limite vitale pari a circa 690 euro, ovvero una volta e mezza l’importo dell’assegno sociale.  Entrando nei dettagli, se ad esempio un pensionato percepisce al mese 1200 euro, il creditore può pignorare presso l’ente al massimo un quinto della differenza tra 1200 euro e 690 euro. Ovvero, in questo caso, 102 euro.

Cosa succede, invece, se il pignoramento viene effettuato sul conto del pensionato? Ebbene, in questo caso può essere pignorata per intero solo la parte che supera tre volte l’assegno sociale, ovvero 1.380 euro. Se ad esempio sul proprio conto un pensionato ha 15 mila euro, allora il creditore può prendere la differenza tra 15 mila e 1380 euro, ovvero 13.620 euro. Le pensioni accreditate dopo il pignoramento, come già detto, risultano pignorabili, fino alla totale estinzione del debito, nel limite di un quinto della parte che supera il limite minimo vitale impignorabile di euro 690 euro.

Pensione, attenti al pignoramento in presenza di più creditori

Cosa succede se ci sono più creditori? Ebbene, se il pignoramento viene svolto direttamente presso l’ente, può essere pignorata al  massimo la metà dell’importo mensile. Quest’ultimo sempre al netto del limite impignorabile pari a 690 euro. Entrando nei dettagli, se ad esempio una pensione è pari a 1200 euro al mese, il creditore può pignorare al massimo la metà della differenza tra 1200 euro e 690 euro.

Ovvero, in questo caso, 255 euro. Stesso discorso vale in caso di pignoramento sul conto corrente del pensionato da parte di più creditori contemporaneamente. In questo caso, come già detto, può essere pignorata per intero solo la parte che supera tre volte l’assegno sociale, ovvero 1.380 euro.

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Per quanto riguarda le pensioni accreditate in seguito, invece, risultano pignorabili, fino alla totale estinzione del debito, al massimo per la metà della parte che supera il limite minimo vitale impignorabile. Quest’ultimo, ricordiamo, pari a 690 euro. Quindi su una pensione di 1200 euro, può essere pignorato al massimo 255 euro.