La reversibilità viene assegnata dall’Istituto ma, allo stesso modo, potrebbe procedere anche alla sua revoca. Al manifestarsi di particolari condizioni.

Pensione reversibilità
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L’attesa per quel che riguarda la riforma della pensione riguarda tanti aspetti del sistema, non solo il superamento di Quota 100. Anche perché il tema possiede tante ramificazioni, ognuna delle quali regolamentata secondo determinati requisiti, necessari per accedere al trattamento indicato. Chiaramente, la possibilità di fruire o meno di una determinata indennità pensionistica dipende da molti fattori. I quali, a seconda dei casi della vita, possono modificarsi o addirittura venire a mancare. Nel caso della pensione, il discorso si confà a dei settori specifici.

La reversibilità è uno di questi. Si tratta di una quota della pensione che, un tempo erogata al coniuge venuto a mancare, viene destinata al superstite. Un’erogazione che richiede requisiti specifici per far sì che, automaticamente, l’Inps riconosca l’importo ai familiari del pensionato deceduto. Ma, nello stesso modo in cui l’Istituto può disporre il riconoscimento, la mancanza futura delle suddette prerogative lo può portare a revocarlo. In pratica, non è detto che la reversibilità sia per sempre. Al dolore per la scomparsa, può aggiungersi quindi anche una beffa atroce.

Reversibilità, ecco quando l’Inps la toglie

La normativa in merito parla chiaro: la reversibilità è prevista anche per i figli maggiorenni e disoccupati, a patto che siano studenti e non svolgano attività lavorative di sorta. Ad esempio, qualora il figlio si iscriva all’università fino a 26 anni (non varranno eventuali anni fuori corso) potrà percepire la pensione. Oppure, nel momento in cui svolga un lavoro con retribuzione inferiore al 30% del trattamento minimo di pensione. Il diritto decade al termine degli studi o dei 26 anni, anche se lo studente fosse andato fuori corso. E, naturalmente, in caso il figlio trovasse un lavoro con retribuzione standard.

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Queste sono le condizioni che riguardano la decadenza del diritto per i figli. Nel caso del coniuge, l’Inps potrebbe procedere a revocare la pensione di reversibilità qualora la vedova o il vedovo decida di risposarsi. Un’eventualità che lascerebbe comunque al coniuge due annualità (tredicesima inclusa) della pensione, tramite assegno. In pratica, la vedova o il vedovo non rimarrebbero senza nulla nell’immediato: in caso di revoca, si potrà quindi richiedere la doppia annualità, presentando apposita domanda all’Inps con dati anagrafici, certificato di pensione e data del matrimonio. Sarà comunque il canto del cigno: ricevuto l’assegno, il trattamento decadrà definitivamente.