Secondo gli investigatori americani, un imprenditore italoamericano avrebbe operato un raggiro da 50 milioni di dollari al Pentagono. Ma la questione è complessa.

Italiano truffa Stati Uniti
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Cinquanta milioni di dollari. Una cifra considerevole, ancora di più se si pensa che l’uomo in questione l’avrebbe ottenuta tramite una truffa operata nientemeno che nei confronti del Pentagono. Sì, proprio il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America che, secondo il governo, avrebbe subito un raggiro sui rifornimenti delle portaerei nucleari. Una maxi truffa dietro alla quale, stando agli inquirenti, ci sarebbe un imprenditore italo-americano. L’uomo era stato anche arrestato a Malta ma, dopo il fermo, gli agenti sono stati costretti a rilasciarlo. L’unico atto possibile, al momento, è stata la richiesta di estradizione. La vicenda resta però un giallo.

Al centro dell’inchiesta c’è il nome di un imprenditore italiano con passaporto statunitense, emigrato dalla Sicilia al di là dell’Atlantico in cerca di fortuna. Nella sua terra ci sarebbe tornato ma già ricco, dopo essere cresciuto negli Usa e aver fondato un’azienda a suo nome. Un’attività cresciuta esponenzialmente nel tempo, tanto da rendere l’uomo il fornitore più importante per la US Navy, la Marina militare degli Stati Uniti. I suoi affari si concentrerebbero in particolare sul Mediterraneo e il Golfo Persico, dove gli incrociatori e le portaerei americane si muovono ricevendo rifornimento nei vari porti proprio dall’azienda dell’imprenditore.

Il giallo della truffa al Pentagono: l’indagine sull’imprenditore

Carburante, vettovaglie, lubrificanti, rimorchiatori e tutto quanto necessario ai giganti da guerra che solcano le acque del Mare Nostrum. Tutto questo sarebbe stato ad appannaggio del rifornitore, per un giro d’affari letteralmente miliardario. Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che la Corte distrettuale di Washington abbia iniziato ad avere dei sospetti sugli affari dell’imprenditore. Alla base dell’indagine, l’ipotesi che l’uomo avesse un appoggio sensibile su un altro giro, quello delle tangenti. Aspetto che sarebbe venuto fuori a seguito della testimonianza di un ufficiale americano, che avrebbe ammesso un incontro risalente al 2015 nell’hotel del Bahrein. In quell’occasione, l’ufficiale avrebbe ottenuto una cifra considerevole, non meno di 20 mila dollari.

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Solo il bandolo di un’intricatissima matassa però. I sospetti, infatti, riguardavano un presunto giro di tangenti estremamente più ampio, tale da permettere all’imprenditore di ottenere il miglior contratto possibile con il Pentagono. Un’indagine portata avanti per anni, allo scopo di individuare ed estirpare tutti i presunti spunti di corruzione individuabili, sospettati di aver in qualche modo favorito l’ascesa di società come quella gestita dall’italo-americano. Inquadrato dagli investigatori, l’uomo è stato fermato durante un viaggio a Malta, una settimana fa circa. Fermo a cui è seguito immediato rilascio, grazie soprattutto al lavoro dei suoi avvocati. Nel frattempo, Washington ha tagliato i ponti con la sua società. Un’azione preventiva ma solo parziale.