Il condono fiscale per i debiti pregressi (2000-2010) tiene conto di un limite di importo e di reddito. Ma andrà a includere anche multe per trasgressioni gravi.

Multa
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Teoricamente, mancare di pagare delle multe stradali o qualsiasi altra contravvenzione è un gesto che non paga. Anzi. Si tratta a tutti gli effetti di una violazione perseguibile. Eppure, le ultime disposizioni in fatto di condono fiscale hanno indotto in molti a pensare il contrario. Il “problema” è la strategia adottata dal Governo che, a fronte di debiti troppo datati, ha optato per la cancellazione piuttosto che attendere ancora per il saldo, così da alleggerire gli archivi dell’Agenzia delle Entrate Riscossione e, al contempo, avviare la richiesta dei nuovi crediti maturati.

Il tutto, naturalmente, entro determinati limiti. Quello dei 5 mila euro (debiti superiori non sono presi in considerazione) e dei tempi (decennio 2000-2010). Tuttavia, ha colpito perlomeno il paradosso che, anziché premiare coloro rimasti sempre sul pezzo, ha di fatto operato un colpo di spugna sulle multe più antiche. L’orizzonte dei 5 mila euro resta comunque il punto fondamentale per il Fisco anche se, entro tale limite, potrebbero essere incluse diverse contravvenzioni passate, per un accumulo potenzialmente anche di diverse centinaia di euro.

Condono fiscale, via le multe più vecchie: come funziona

Ad esempio, una serie di multe per eccesso di velocità potrebbero essere convogliate nella medesima cartella che contiene pregresse contestazioni relative a Imu e Tari. Su un ipotetico valore complessivo della cartella superiore a 5 mila euro, il totale da versare sarà comunque pari allo zero. Questo perché l’importo singolo delle mancanze contestate non supera mai i 5 mila euro. In sostanza, anche in mancanza del rispetto basilare delle regole, la cartella esattoriale potrà essere mandata in soffitta senza pensarci più. Sempre che sia risalente al decennio 2000-2010. Questo vale anche per un’eventuale infrazione grave e pericolosa, come un eccessiva velocità in autostrada.

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Il condono verrà applicato anche ai debiti che, al 23 marzo 2021, non superavano i 5 mila euro, quindi affidati alla Riscossione dall’1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2010. Resta però il limite reddituale. Ovvero, un reddito imponibile fino a 30 mila euro nel 2019. Coloro che superano tale limite, vedranno il proprio codice fiscale comunicato all’Agenzia delle Entrate, mentre per chi rientra nella soglia il debito verrà cancellato entro il 31 ottobre 2021. Per un totale di circa due milioni e mezzo di contribuenti, i quali saranno tenuti a verificare l’esito della cancellazione. Dall’AdE non arriverà infatti nessuna comunicazione a riguardo.