Come funziona la titolarità di un conto cointestato? Una sentenza in materia stabilisce definitivamente quale sia il ruolo del cointestatario.

Conto corrente cointestato
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La domanda forse apparirà scontata ma, spesso, sono proprio le cose apparentemente più semplici a nascondere le sorprese più bizzarre. Il conto corrente cointestato rientra in questa categoria. Una volta tanto, infatti, alla parola non corrisponde un significato speculare. In pratica, nonostante abbiano di fatto due titolari, i soldi non sono di entrambi i cointestatari. Anzi, per la verità il detentore del denaro sarebbe la banca. E solo uno dei due titolari può richiederne la restituzione. Ma vediamo meglio come funziona.

Va fatta innanzitutto una precisazione. In ogni conto aperto vige la regola di colui che versa. In pratica, chi mette i soldi è l’unico legittimato a richiederli e, quindi, a usarli. Questo vale sia per un conto corrente normale che per un conto cointestato, a meno che non esistano delle volontà dichiarate e ufficiali circa la possibilità di un altro intestatario di utilizzarli. E in materia esiste una precisa normativa giuridica, dovuta a una sentenza della Cassazione che chiarisce la questione, creando un importante precedente.

Conto cointestato, la sentenza che chiarisce l’uso dei soldi

Nello specifico, si trattava del caso di un uomo che, indebitamente, aveva utilizzato il denaro del conto cointestato senza tuttavia averne diritto. E i giudici non hanno solo intimato la restituzione del denaro ma anche disposto che il trasgressore provvedesse al pagamento dell’Irpef. Questo perché, come motivato nella sentenza, l’essere cointestatario “non costituisce atto di liberalità”. Anzi, l’atto di cointestazione va considerato alla stregua di “una donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell’animus donandi”. Ovvero, che lo scopo del proprietario fosse quello della liberalità al momento dell’apertura del conto cointestato.

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Una motivazione che chiarisce parecchie cose, soprattutto in merito alla legittimità da parte del cointestatario di poter agire sul denaro. Una materia che spesso, in passato, aveva provocato alcune problematiche, specie nel momento in cui uno dei due titolari del conto veniva a mancare. La sentenza in oggetto pronunciata dalla Corte di Cassazione è la numero 25684/2021 e ha culminato un processo di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Segno che anche il denaro versato è sempre sott’occhio. Meglio fare attenzione.