Due legati testamentari, entrambi destinati a un infermiere da un’anziana deceduta nel 2020. Uno restituito, ma ora l’Asst spinge anche per l’altro pezzo di eredità.

Infermiere eredità
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Il lascito testamentario, qualora contenga le espresse volontà del defunto (e da questi sottoscritto prima del decesso), dà diritto a un’eredità legittima. Un procedimento teoricamente garantito a norma di legge, proprio per dar seguito all’ultimo documento ufficiale dell’intestatario dei beni. Tuttavia, esistono delle condizioni in cui potrebbe rendersi necessario il pronunciamento di un giudice, in base alle norme del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. La domanda sorge quindi spontanea: una circostanza simile può impedire l’esecuzione testamentaria?

Non è un interrogativo poco plausibile. Anzi, ha animato un contenzioso legale fra l’Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) di Cremona e un suo ex dipendente, scaturito a seguito del testamento redatto da un’anziana benefattrice. Un caso limite, certamente, ma comunque indicativo di quanto le variabili possano influenzare anche un procedimento all’apparenza inquadrato in regole precise. Il ragionamento del giudice riguarda un lascito di due differenti legati, entrambi da 50 mila euro. Destinatario, un infermiere dell’ex azienda ospedaliera.

L’eredità dell’infermiere: perché l’Asst chiede la restituzione

Il testamento è stato redatto dall’anziana nel febbraio 2011 (il decesso è avvenuto nell’aprile 2020), in uno studio notarile di Soresina. Lei, residente a Pizzighettone, nel Cremonese, ha destinato i due legati all’infermiere che l’aveva assistita. Il primo subordinato affinché la somma fosse utilizzata per gli ospiti di una struttura sanitaria di Soresina, tuttavia ora non più attiva. I 50 mila euro sono stati quindi prontamente restituiti dall’infermiere (ora in pensione), in quanto i termini di utilizzo non erano più attuabili. Non così per i restanti 50 mila, destinati a lui stesso “per senso di riconoscenza per le cure prestate con umanità e professionalità”

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Tutto bene dunque. Nemmeno per sogno: l’Asst, informata delle volontà della donna dopo la pubblicazione del testamento, ricorre a un legale per esaminare la controversia. L’obiettivo: rispettare i principi di imparzialità e integrità che sottendono all’azione amministrativa. Il riferimento dell’Asst era proprio al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici che, secondo Dpr del 16 aprile 2013, “non richiede, né sollecita per sé o per altri, regali o altre utilità, né tanto meno accetta regali o altre utilità se non di modico valore” (art. 4, comma 1). In sostanza, secondo l’azienda, quei 50 mila euro non possono essere incassati dall’infermiere. Un divieto che, però, va a scontrarsi con le ultime volontà di chi ha redatto il testamento. Atto avvenuto, peraltro, in presenza di quattro testimoni e nel pieno possesso delle facoltà. La palla passa al giudice.