Ci siamo, tutto pronto per la rivoluzione che riguarderà il digitale terrestre nel nostro paese. Non manca la confusione.

Digitale terrestre, canali Rai
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Lo scorso 30 luglio il Ministero dello Sviluppo Economico ha rinvitato il passaggio dell’attuale sistema digitale terrestre al DVB-T2. Da quel momento, se possibile, ancora più confusione si è riscontata nella percezione tra i cittadini di quello che di fatto potrebbe accadere nel breve periodo nel nostro paese. Cambiare tv, cambiare decoder, cambiare nulla, tutto gira intorno a questa tre semplici domande. Cosa c’è da capire.

Tutto rimandato, insomma al prossimo 15 novembre. In realtà secondo molti il passaggio avverrà gradualmente in base alla regione di appartenenza. La notizia che vedeva la Sardegna come prima sperimentatrice del nuovo sistema si è rivelata alla fine falsa e quindi bisognerà capire cosa potrebbe cambiare da metà novembre in poi. In molti temono la confusione che per certi versi regna sovrana da un bel pezzo, ma tutto potrebbe essere molto più semplice del previsto.

Cosa vedremo e cosa no in base alle prossime scadenze ufficiali

Dal prossimo 15 ottobre le emittenti inizieranno il graduale passaggio dalla vecchia codifica MPEG-2 alla nuova MPEG-4. In pratica, per intenderci la Rai, ad esempio passerà dal 15 ottobre in MPEG-4 soltanto con 13 canali tv e 9 radio, che sono le seguenti

Rai 5
Rai Storia
Rai Sport
Rai Scuola
Rai 4
Rai Movie
Rai Premium
Rai Gulp
Rai YoYo
Rai 1 HD
Rai Sport + HD
Rai 2 HD
Rai 3 HD

Rai Radio Tutta Italiana
Rai Radio3 Classica
Rai Radio Techetè
Rai Radio Live
Rai Radio Kids
Rai Isoradio
Rai GrParlamento
Rai Radio1 Sport
Rai Radio2 Indie

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Il 15 novembre, invece si passerà al passaggio vero e proprio all’altro sistema di codifica che prevede la liberazione delle frequenze da parte delle emittenti. Il passaggio si completerà secondo calendario per gennaio 2022, presumibilmente la data ufficiale di conclusione dell’intera operazione. Nulla di particolarmente complicato insomma, soltanto la possibilità di gestire per tempo le singole situazioni anche e soprattutto per i cittadini che dovranno rendersi conto di quanti e quali miglioramenti apportare al proprio apparato televisivo. La rivoluzione, insomma, è di fatto soltanto rimandata.