Acquistare due pizze con Bitcoin nel 2010 era quasi un’impresa da leggenda. E infatti di Laszlo Hanyecz si ricordano in parecchi…

Bitcoin pizza
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Comprarsi una pizza con Bitcoin. A dar retta ai sentori del momento, con digitalizzazione pressoché in ogni campo, dovrebbe diventare a breve qualcosa di normale. Certo, il mondo delle criptovalute ha dimostrato di essere ancora instabile ma di tentativi particolari di rendere la moneta digitale qualcosa di concreto ce ne sono a bizzeffe. Quello di Laszlo Hanyecz, cittadino americano residente in Florida, è senza dubbio ai primi posti. Il 22 maggio 2010, infatti, si prodigò nell’acquisto di due pizze “sborsando” ben 10 mila Bitcoin. Praticamente un pioniere del campo.

L’obiettivo era dimostrare che con una criptovaluta ci si poteva effettivamente comprare qualcosa. E all’epoca (ben undici anni fa, praticamente un secolo tecnologicamente parlando) era tutt’altro che scontato. Anche acquistare due pizze, infatti, poteva essere un gesto rivoluzionario se fatto con qualcosa che non era il conio ordinario (con il quale sarebbero costate non più di 30 dollari). In un certo senso, Hanyecz raggiunse l’obiettivo. Questo lo incoraggiò a non abbandonare la strada del Bitcoin anche se, forse, nessuno avrebbe mai immaginato che nel 2021 ci avrebbe riprovato, anche se per ragioni completamente diverse.

Due pizze con Bitcoin, una prova decisiva: cos’è Lightning Network

Nel 2018, Laszlo ha richiamato ancora una volta l’attenzione di tutti ma non per qualche altra idea “stramba”. Sul tavolo, infatti, c’era nientemeno che il suo Lightning Network, una tecnologia parallela a una blockchain sviluppata da Joseph Poon e Thaddeus Dryja e che potrebbe permettere di accelerare le transazioni in Bitcoin. E, soprattutto, di ridurre i costi di commissione fin quasi a farli scomparire. Decisamente avveniristico considerando che, finora, i principali progetti per “istituzionalizzare” la crypto non sono riusciti. L’idea parla ancora la lingua della pizza: il programmatore, infatti, ne ha acquistate altre due a 0,00649 Bitcoin, ovvero una sessantina di dollari, con 10 centesimi di commissione. Ovvero nulla rispetto ai 10 dollari di undici anni fa.

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Ancora una volta, quindi, esperimento riuscito. Ma con un sensibile risparmio rispetto alle transazioni monstre del 2010. A tre anni di distanza da quell’esperimento, Lightning Network è una realtà maggiormente consolidata e, secondo utenti come Hanyecz, potrebbe permettere di raggiungere quella sicurezza in Bitcoin che finora è mancata, impedendone una maggiore concretizzazione a livello di scambio. L’obiettivo è ancora lontano: solo nel 2017, acquistare un caffè con Bitcoin significava buttare via almeno 20 euro in commissioni. Oggi il gap si è ridotto ma la formalizzazione della criptovaluta come strumento di pagamento è ancora un discorso avveniristico. Al momento, per quanto esperimenti come LN abbiano portato dei frutti, il rischio è ancora maggiore della prospettiva. Ma forse la strada è giusta.