Emettere un assegno scoperto comporta una serie di conseguenze a carico del debitore. Dalla parte del creditore, le soluzioni di recupero ci sono.

Assegno scoperto
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Quando si parla di assegno scoperto, a sopraggiungere sono pensieri chiaramente negativi. Innanzitutto le conseguenze del caso: si tratta, infatti, di un illecito che provoca conseguenze ben precise per chi lo commette. Firmare un assegno senza che sul proprio conto corrente vi sia sufficiente disponibilità economica significa andare incontro a una serie di problematiche di varia natura. Tuttavia, non si tratta di una situazione senza uscita per quanto riguarda il creditore. Nel senso che esistono diverse soluzioni per riuscire a recuperare il proprio denaro, nonostante non ci si riesca tramite l’assegno.

Sono sostanzialmente tre le modalità di recupero che possono essere adottate da un creditore. Si tratta di situazioni che accadono perlopiù nel momento in cui l’emissione di un assegno scoperto capita in una transazione fra imprese e privati. Ma anche fra privato e privato. La richiesta di incasso finisce dunque “in bianco” ed è la banca stessa a comunicare all’emittente sia la mancanza di capitale che la necessità di posizionare sul conto il denaro necessario. Da quel momento, il correntista avrà un limite di tempo per assolvere all’obbligo.

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Assegno scoperto, ecco come si recupera il credito

Non scatteranno subito conseguenze, nemmeno dopo il primo avviso. Verrà effettuata infatti una seconda chiamata e, se anche stavolta il debitore resterà inadempiente, la banca procederà con un protesto e con tutte le varie ripercussioni a carico di chi ha emesso l’assegno. Per quanto riguarda il creditore, il recupero dei soldi non sarà impossibile. Sono sostanzialmente tre le soluzioni per evitare brutte sorprese e fare in modo di non restare con un palmo di naso.

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Il creditore dovrebbe innanzitutto svolgere una sorta di indagine al fine di valutare la solvibilità del cliente. Inoltre, in caso di assegno scoperto, una serie di soluzioni possono essere aperte anche accordandosi direttamente con il debitore, evitandone quindi l’iscrizione nella Centrale di allarme interbancaria (Cai). Infine, il creditore potrebbe decidere di avviare una causa. Una soluzione che, indubbiamente, velocizzerebbe il tutto e comportare soluzioni estreme, come il pignoramento dei beni del debitore.