Cosa accade ai conti correnti delle persone decedute? Il Fisco continua a esercitare un controllo, specie sulla presunzione dei prelievi non giustificati.

Fisco defunti
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La lente del Fisco non dorme mai. Anzi, sembra addirittura che l’erario riesca a non dimenticarsi dei contribuenti persino dopo il loro decesso. In questo caso, però, si tratta di un monitoraggio. Nel momento in cui un correntista deceda, infatti, il Fisco continua a mantenere uno sguardo vigile sulla presunzione concernente i prelevamenti bancari non giustificati. Nient’altro che l’applicazione dell’ex art. 32, comma 2 del dpr 600/1973, qualora si manifestino i cosiddette effetti pro-quota in capo agli eredi. Non è un caso che un elemento del genere torni a emergere proprio ora.

Risale al 12 maggio scorso, infatti, una sentenza della Cassazione civile, emessa a seguito di una vicenda riguardante un contribuente deceduto e incentrata sul canone di locazione di ben 43 unità immobiliari. Nel caso specifico, secondo i giudici, non sussisterebbe nemmeno l’esistenza dell’usufrutto da parte del coniuge. O meglio, non inciderebbe sulla determinazione del reddito evaso, il quale non potrà essere decurtato dai costi indicati come forfetari.

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L’occhio vigile del Fisco sui conti dei defunti: cosa ne pensa la Cassazione

Nel caso del contribuente, come detto deceduto, la sentenza ha messo in chiaro il rilievo del presupposto fattuale, logico e giuridico, ovvero corrispondente all’esercizio dell’attività di locazione in forma di impresa. Il riferimento è la pronuncia della Corte costituzionale datata 2014 (la numero 228), con la quale gli ermellini escludevano l’operatività della presunzione legale sui prelevamenti, fra quelli relativi all’attività lavorativa svolta in forma autonoma. Inoltre, sempre stando al pronunciamento, anche i versamenti vengono soggetti a revisione: nello specifico, assumono un valore presuntivo. E questo vale per tutti i contribuenti, siano persone fisiche o giuridiche.

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Ma la sentenza stabilisce anche un’altra cosa, legata all’esistenza del diritto di usufrutto in favore del coniuge. Il riferimento è agli immobili produttivi di reddito di locazione (come nel caso in oggetto). In questo caso, spiega la Corte, la sussistenza di un diritto di godimento può portare al dimezzamento dei ricavi, in base all’applicazione della presunzione reddituale sui versamenti. In pratica, i versamenti contengono delle somme del reddito dichiarato dal defunto o restino irrilevanti da un punto di vista del Fisco.