La protesta dei dipendenti vaticani al taglio degli stipendi deciso da Papa Francesco non tarda ad arrivare. “Per noi il futuro sostenibile non esiste” e le accuse si rivolgono ai manager laici.

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La decisione del Papa di tagliare gli stipendi dei dipendenti vaticani è stata dettata da un deficit della Santa Sede stimato intorno ai 49,7 milioni di euro per l’anno in corso. La causa di questo disavanzo rientra tra le conseguenze della pandemia da Covid 19 e per arginare il problema il pontefice ha deciso di ridurre gli stipendi dei lavoratori interni alla Santa Sede.

Proteste e petizioni dei dipendenti vaticani, gli sprechi sono da ricercare altrove

I lavoratori vaticani hanno reagito immediatamente al taglio degli stipendi voluto dal Papa spiegando le motivazioni di tanto rammarico e scoraggiamento per la decisione presa. I dipendenti affermano che i veri sprechi giungono dagli stipendi dei lavoratori laici e parlano, nello specifico, dei manager esterni che possono vantare un guadagno mensile che varia dai 6 mila ai 25 mila euro. Si sottolinea, dunque, un dislivello e uno sbilanciamento tale da recare danno ai piccoli dipendenti onesti che vedono allontanarsi sempre di più il sogno di un futuro sostenibile.

Le criticità che i lavoratori vaticani citano nella petizione inviata al Papa sono principalmente tre. La prima è la disparità di trattamento riscontrata nei dicasteri. Alcune congregazioni hanno continuato ad assumere personale, pagare gli straordinari e concedere i livelli funzionali. Altri, invece, si sono trovati nella condizione di bloccare la crescita del personale sia dal punto di vista numerico che delle funzionalità. La seconda criticità sottolinea, poi, i privilegi che dovrebbero essere aboliti in quanto risultano essere distruttivi a livello economico ma anche della reputazione. Lo spirito di servizio della Chiesa viene completamente messo da parte davanti al mero denaro – abbiamo già accennato agli stipendi elevati dei manager esterni – e di conseguenza una riforma si rende necessaria per i dipendenti vaticani. I lavoratori chiedono al Papa il motivo per cui le categorie privilegiate non sono rientrate nella decurtazione degli stipendi dato che proprio i loro contratti sono i più onerosi per la Santa Sede. Inoltre, manager e altro personale esterno godono di notevoli privilegi quali appartamenti nelle zone più prestigiose della Capitale senza affitto da pagare, auto per uso privato e sconti su determinati acquisti.

L’ultima criticità riguarda le modalità con cui si è proceduto al taglio degli stipendi. I superiori della Segreteria per l’economia non hanno interpellato i lavoratori vaticani, non hanno dato loro modo di preparare un contraddittorio e di esprimere il proprio disagio prima di venire “puniti” con la decurtazione nella busta paga.

Le richieste dei lavoratori vaticani al taglio degli stipendi deciso dal Papa

Equità, un sistema incoraggiante, considerazione e proporzione dei provvedimento, ecco cosa chiedono i dipendenti vaticani. La necessità che i lavoratori avvertono è di un cambiamento radicale e lungimirante volto ad una trasformazione interna del sistema. La protesta si basa su principi che la dottrina sociale della Chiesa dovrebbe accogliere senza problemi. Parliamo del rispetto della dignità umana e della promozione di una società giusta che, secondo i dipendenti, dovrebbero tradursi nella sospensione di alcuni provvedimenti restrittivi nei confronti del personale e nella reintegrazione dei bienni prevedendo un effetto retroattivo.

La paura che i dipendenti esprimono al Papa è di vedere crescere un sistema anti-meritocratico, privativo e disincentivante. Chiedono, dunque, una rivalutazione delle priorità modificando la strategia attiva avviandone una che motivi i lavoratori, li gratifichi e aiuti le loro famiglie a superare la crisi post pandemia.