Dal 1° luglio verranno introdotte nuove limitazioni sull’utilizzo del denaro contante e sul prelievo dal conto corrente. A cosa andremo incontro?

Conti correnti
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Dal 1991 l’attenzione del Fisco è rivolta a ridurre notevolmente la circolazione del denaro contante per diminuire le possibilità di evasioni ed elusioni. Il raggiungimento di questo obiettivo include l’aumento dei controlli in relazione ai versamenti e ai prelievi effettuati dal conto corrente che devono sempre essere giustificabili. Negli ultimi anni abbiamo assistito all’introduzione del credito d’imposta dei costi sui pagamenti elettronici, del cashback, del super cashback e della lotteria degli scontrini. Cosa dobbiamo ancora aspettarci in termini di limitazioni dell’uso del proprio conto corrente?

Quando il prelievo dal conto corrente può fare incorrere in controlli

L’attenzione ai prelievi dal conto corrente è aumentata a partire dal 1° luglio 2020 quando il DL Fiscale ha introdotto nuove limitazioni per scoraggiare ulteriormente l’utilizzo di denaro contante. Le misure sono tuttora in vigore e tali rimarranno fino al 31 dicembre 2021. I controlli da parte del Fisco vengono avviati nel momento in cui la banca segnali delle particolari operazioni in entrata e in uscita che potrebbero essere ricondotte ad azioni illecite. In linea generale, la Legge non stabilisce un limite specifico di prelievo dal conto corrente ma autorizza le verifiche da parte delle autorità competenti nel momento in cui la somma ritirata (o versata) superi determinati standard.

Nel caso dell’esercizio di impresa, i controlli partiranno qualora l’importo del prelievo ecceda i 1.000 euro giornalieri oppure i 5.000 euro mensili. Le cose cambiano per i privati cittadini che per non rischiare verifiche del Fisco potranno ritirare dai 500 ai 1.000 euro al giorno e dai 2.000 ai 3.000 euro al mese.

E’ bene ribadire, però, che ogni cittadino è libero di richiedere un prelievo dall’importo superiore alle cifre citate. La banca di riferimento chiederà, in tal caso, di giustificare l’operazione e solo in seguito alla risposta del correntista deciderà se segnalare il prelievo all’Unità d’Informazione Finanziaria.

Limiti di utilizzo del denaro contante, a quali sanzioni si va incontro

La Legge stabilisce che non è possibile effettuare un pagamento superiore ai 2.000 euro per un unico acquisto e pagare in contanti. I metodi di pagamento per cifre elevate sono esclusivamente il bancomat, il bonifico bancario o postale, gli assegni o le carte di credito e debito. E’ condizione primaria, dunque, la tracciabilità dell’operazione in modo tale che il Fisco possa verificare la legittimità del pagamento.

La soglia limite di utilizzo del denaro contante cambierà dal 1° gennaio 2022 quando si potranno spendere solamente 1.000 euro per un acquisto in contanti. Il rischio nel violare questa soglia è di rientrare nei controllo antiriciclaggio e di esporsi a rischi di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. In più, violando il limite dei pagamenti in contanti si potrebbe incorrere in una sanzione che varia dai 3.000 ai 5.000 euro. La variabilità dipende dalla somma trasferita e graverà su entrambi i soggetti protagonisti della transazione.