Con la fine del mese di maggio, i titolari di conto corrente con un arretrato esattoriale di almeno un anno rischiano la procedura esecutiva.

Conto corrente pignoramenti
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Non arriverà solo l’estate con il mese di giugno. Per i titolari di conto corrente, l’alba della bella stagione potrebbe riservare brutte sorprese. Il tanto temuto pignoramento del conto corrente potrebbe effettivamente presentarsi per alcuni contribuenti, qualora naturalmente si manifestino determinate circostanze. Una deriva aspettata ma che, per coloro a cui toccherà, rappresenterà sicuramente una situazione estremamente complicata. Dall’altro lato, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, che potrà procedere in tal senso nel momento in cui un contribuente ometta il pagamento di una cartella esattoriale.

Niente patrimoniale né chissà quale tassa. Semplicemente, il mancato pagamento di un debito. Nel mirino dell’erario finiscono i titolari di Partita Iva, i dipendenti pubblici, privati e pensionati. No, niente di particolare quindi. Dai professionisti agli artigiani, finanche ai semplici lavoratori dipendenti, il fattore resta comune: incorrere in un ritardo prolungato, può portare al pignoramento di quanto messo da parte, si tratti di pensione, risparmi o semplice conto disponibile.

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Allarme conto corrente, a giugno scattano i pignoramenti:

La procedura esecutiva può riguardare somme di denaro ma, in caso, anche beni mobili e immobili. Naturalmente, un’eventuale espropriazione verrebbe anticipata da una notifica contenente l’atto di pagamento di una cartella esattoriale. La stessa dovrà essere stata notificata perlomeno un anno addietro. Si tratta dell’ultima avvertenza: dopodiché, trascorsi cinque giorni (gli ultimi utili per il saldo), scatterà il pignoramento. L’unica alternativa potrebbe essere la rateizzazione del debito, oppure richiedere una procedura di sospensione legale.

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La sospensione delle procedure esecutive, allungata con il Decreto Sostegni fino al 30 aprile, riceve una proroga ulteriore con una nota del Ministero dell’Economia. Tempo fino al 31 maggio, poi si procederà con le nuove notifiche. E questo per una motivazione ben precisa, al netto di tutte le misure adottate per lo sgravio fiscale: l’Agenzia di Riscossione, come confermato dalla relazione tecnica al Dl Sostegni, è indietro di circa 510 milioni di euro e, qualora si allungasse ancora, la somma potrebbe arrivare a 800 milioni di perdita. Un nuovo differimento non è escluso ma sembra tutt’altro che plausibile.