Prezzi a livelli record da dieci anni a questa parte. E il rame non è il solo metallo a sconvolgere i mercati. Cause nel trend decarbonizzante.

Rame
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Più di diecimila dollari a tonnellata, livelli che non si vedevano dal 2011. Il prezzo del rame tocca vertici da capogiro, facendo sobbalzare il mercato sia dell’elettronico che degli elettrodomestici. Una cifra che stacca il precedente record, toccato nel febbraio di dieci anni fa (10.190 dollari), e che sembra destinata a proseguire ancora. Il nodo centrale della questione, come riferito dal direttore generale di T-Commodity, Gianclaudio Torlizzi, è l’incredibile accelerata dei consumi, che impedisce all’offerta di restare al passo. Una situazione diretta figlia del momento storico, che ha accelerato improvvisamente il processo di elettrificazione, segnando un chiaro indirizzo per il futuro.

Per gli esperti si tratta di un vero e proprio ciclo al rialzo, i cui effetti si vedranno probabilmente a pieno da qui al lungo termine. La stima è addirittura fra i 3 e i 5 anni, con prezzi via via sempre più alti. Secondo T-Commodity, il trend è chiaro: gli investitori puntano sul settore delle commodities (in primis i metalli) per contrastare una tendenza inflazionistica del mercato, andando a compensare il ruolo delle materie prime nell’accrescimento dell’inflazione.

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Rame alle stelle, sale la bilancia dei prezzi: colpa del trend

Se si tratterà di un andazzo positivo o negativo lo dirà il tempo. Anche perché, allo stato delle cose, la deriva potrebbe assumere connotati sia nell’uno che nell’altro senso. La domanda in aumento è un dato di fatto e supera di gran lunga i livelli pre-Covid. Va tenuto conto, infatti, anche della tendenza alla decarbonizzazione che, secondo gli esperti, porterà sia l’Europa che il Nord America a incentivare gli investimenti nel settore dei metalli. In ottica green economy, il mercato del rame potrebbe vedere un’ulteriore crescita della domanda, vista la sua importanza da un punto di vista sia strategico (capacità di conduttura) che di costi.

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Restando al rame, il sentore è che nei prossimi mesi il prezzo del metallo rosso potrebbe toccare anche quota 10.500 dollari a tonnellata, addirittura i 15 mila entro l’orizzonte del 2025. Praticamente numeri che lo metterebbero in competizione con gli standard petroliferi. E anche altri metalli potrebbero fare concorrenza al rame: il prezzo dell’alluminio, ade esempio, non toccava tali picchi dal 2018. Così come il ferro, che pure non tocca i vecchi record. La ricaduta si individua soprattutto nel mercato di elettronico ed elettrodomestici, nei quali la produzione è rallentata a causa dall’impennata della domanda. Ma anche in altri ambiti si risente dell’andamento dei mercati: i porti, ad esempio, rallentano lo scarico per mancanza di container. La produzione dovrà adeguarsi.