Stare a casa dal lavoro quando è festa? Si può. Andare a lavorare? Possibile anche questo. Ma allora quale è la scelta migliore?

Lavoro festivi
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In altri tempi, il giorno festivo probabilmente sarebbe stato sacro per qualunque lavoratore. Una giornata di meritato riposo aggiuntivo dopo settimane di lavoro intenso e interruzioni regolari. Specie per alcuni settori, le cosiddette “feste comandate” o semplicemente quelle nazionali, piuttosto che religiose, equivalgono a un sicuro giorno di stop. A meno che, come a volte accade, il calendario non faccia qualche scherzetto, ponendo quei giorni di riposo “in più” in giornate che lo sarebbero di per sé (ad esempio di domenica). Ma questa prassi consuetudinaria, piuttosto rodata, potrebbe sortire meno fascino in tempi di crisi.

Anzi, l’implementazione tramite il lavoro durante i giorni festivi potrebbe rappresentare una buona variabile in giorni complicati come quelli della pandemia. Anche perché, a ben vedere, se il giorno è festivo di suo è solo il lavoratore che può decidere se… lavorare. Non può imporlo il datore, né può pretendere di lasciare a casa il dipendente che chiede di essere presente. In pratica, quando arriva un giorno festivo, il lavoratore ha in mano la possibilità di restare a casa (per dire, visto che ormai parecchi sono in smartworking) e riposarsi, oppure andare al lavoro e farsi pagare un festivo.

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Giorni festivi, quando il calendario non ferma il lavoro: le maggiorazioni previste

Il discorso, naturalmente, è riferito agli infrasettimanali. Ovvero quei giorni, esclusa la domenica, in cui una festività consentirebbe di restare a casa dal lavoro. E spetta al lavoratore deciderlo, a meno che per esigenze un ufficio non chiuda. Va da sé che, in quanto festivo, vada riconosciuto un compenso adeguato al dipendente che decide di andare comunque. E se due più due fa quattro, ecco che il totale della busta paga potrebbe lievitare con la maggiorazione riconosciuta per il lavoro festivo. A disporre questa prassi (la non imposizione, da parte del datore, sia di far lavorare che di non far lavorare il dipendente) è la Corte di Cassazione.

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Per quanto riguarda le maggiorazioni, si tratta di importi variabili. A regolarli, sono i vari CCNL di categoria. Da ricordare che il festivo verrebbe comunque pagato, con retribuzione normale. Qualora si scelga di lavorare, verrebbe applicata la conseguente maggiorazione del compenso, che riconosce il festivo come straordinario e, quindi, latore di un riconoscimento in termini di remunerazione. Certo, vale sempre la stessa regola: se l’ufficio o la fabbrica chiude, la pretesa non avrebbe motivo d’essere. Ma l’occasione potrebbe arrivare al prossimo festivo.